Scafoide piede: anatomia e fratture

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Il piede umano è costituito da 26 ossa. Tra queste è compreso lo scafoide del piede che comunemente viene anche chiamato osso navicolare (nome dovuto alla vaga somiglianza dell’osso con lo scafo di una nave) oppure osso scafoide del tarso.
Lo scafoide costituisce la chiave di volta dell’arco plantare del piede. Per questo motivo l’osso navicolare svolge un ruolo essenziale nell’uso e nella stabilità dell’arco interno del piede ed è essenziale per il movimento e la postura. L’arco interno del piede sostiene gran parte del peso corporeo e fornisce supporto nell’assorbimento degli urti.
Le 26 ossa del piede possono essere suddivise in 3 gruppi ben distinti:

  • Il tarso;
  • Il Metatarso;
  • Le Falangi.

L’osso scafoide del piede

L’osso scafoide del piede fa parte del primo gruppo vale a dire del tarso. A sua volta il gruppo del tarso si divide in due parti:

  • Fila prossimale o fila posteriore del tarso (di cui fanno parte il talo e il calcagno)
  • Fila distale o fila anteriore del tarso (di cui oltre allo scafoide del piede fa parte anche l’osso cuboide).

Per quanto vedremo nella sezione della biomeccanica dello scafoide, l’osso navicolare fa parte di quello che viene funzionalmente chiamato “piede dinamico” in contrapposizione a quello che viene definito “piede statico” proprio perchè partecipa principalmente alla fase dinamica della camminata piuttosto che a quella statica.
Lo scafoide ha una sola inserzione muscolare diretta rappresentata dal muscolo tibiale posteriore. Tale muscolo, con la sua azione, favorisce la rotazione del piede descritta nella seconda fase della biomeccanica.
Da un punto di vista delle articolazioni il navicolare ha uno stretto rapporto con l’astragalo. L’astragalo sopporta gran parte del peso e quindi lo trasferisce in avanti attraverso il navicolare al resto del piede attraverso i cuneiformi.
Da un punto di vista vascolare l’arteria plantare mediale fornisce la superficie plantare dell’osso navicolare mentre l’arteria dorsale del piede irrora la parte superiore dello scafoide.
Nell’ambito dell’anatomia dell’osso navicolare è da menzionare la patologia dello scafoide prominente: si tratta di una sporgenza eccessiva dalla parte interna del piede che può causare dolore. E’ un’anomalia scheletrica congenita e si stima che possa interessare tra il 2 e il 14% della popolazione. Molto spesso gli individui affetti da questa patologia non ne sono nemmeno a conoscenza fintanto che un trauma distorsivo o un’infiammazione della parte non richiedono accertamenti che ne evidenziano la presenza.

scafoide del piede
Anatomia dello scafoide

Biomeccanica dello scafoide del piede

Il piede umano di cui lo scafoide fa parte, svolge tre diverse funzioni durante la camminata:

  • fase iniziale di appoggio del piede;
  • fase di carico del peso sulla gamba e quindi sul piede;
  • fase finale di appoggio, distacco e spinta propulsiva per il passo successivo.

C’è poi una fase successiva (oscillazione) in cui il piede è sollevato da terra e si porta in avanti preparandosi ad eseguire nuovamente le tre fasi appena descritte.
Ovviamente ci sono casi in cui il piede svolge funzioni diverse o parzialmente diverse (si pensi al caso del ciclismo in cui il piede non tocca terra ma riveste comunque un ruolo importante nella pedalata; anche nella corsa, a differenza della camminata, ci sono fasi in cui nessuno dei due piedi poggia al suolo). Entrando nel dettaglio del ruolo dello scafoide nella biomeccanica del piede bisogna considerare le tre fasi sopra descritte.
Lo scafoide del piede esegue un ruolo importante soprattutto nella seconda e nella terza fase (ed è per questo che viene associato funzionalmente al “piede dinamico”). Durante la prima fase, il contatto avviene con il calcagno dopodichè il piede comincia a sorreggere il peso del corpo. Ed è da questo momento in poi (seconda fase) che lo scafoide (che è l’osso più interno dell’arco plantare) ruota verso l’interno e in basso consentendo al piede di aumentare la propria superficie di distribuzione del peso. Il nome della rotazione che lo scafoide del piede compie si chiama pronazione, un movimento naturale e fisiologico che consente al piede di appoggiare al terreno con tutta la sua superficie in modo da svolgere al meglio le funzionalità del piede sopra descritte.
Durante la seconda fase, la pronazione consente ai muscoli del polpaccio di “caricarsi” per poi restituire tale energia nella terza fase (di spinta) in cui la parte superiore del piede (quindi anche lo scafoide) è sollecitata.


Frattura dello scafoide

Spesso si parla genericamente di frattura del piede senza specificare di quale osso si tratta. Di solito si tratta della frattura di un solo osso del piede, tra i quali, come abbiamo detto, c’è anche lo scafoide tarsale.

Cause della frattura dello scafoide del piede

Le cause della frattura dello scafoide sono molteplici ma tendenzialmente possono essere classificate in:

  • Incidenti;
  • Traumi sportivi;
  • Cadute;
  • Fratture da stress (reiterazione dei movimenti e usura dell’osso);
  • Osteoporosi.

Nel caso della frattura dello scafoide riveste una particolare importanza la frattura da stress. Lo stress ripetitivo sull’osso navicolare può causare una crepa sottile o una rottura che aumenta gradualmente con il prolungamento dello sforzo. Altri fattori di rischio sono la corsa su superficie dure e tecniche di allenamento improprie.
Le fratture da stress navicolare sono fortemente associate agli sport che comportano improvvisi cambi di direzione, salti e sprint. Ci sono pertanto sport più soggetti alla frattura da stress dello scafoide: Atletica (in particolare corse sulle brevi distanze e salti), Tennis, Basket.
Trattandosi di fratture da stress, sono prevalentemente diffuse tra atleti professionistici. Le fratture da stress all’osso navicolare rappresentano il 25% tra tutte le fratture da stress con una preponderanza su atleti di sesso maschile.

Sintomi della frattura dello scafoide del piede
Una frattura dello scafoide del piede può essere difficile da rilevare perchè ci sono solo dei lievi segni esterni come gonfiore o deformità. Il sintomo principale è il dolore al piede quando si appoggia il peso su di esso e durante l’attività fisica.

Diagnosi della frattura dello scafoide del piede
Quando i sintomi sopra descritti si fanno più intensi è necessario rivolgersi ad un medico, possibilmente un ortopedico il quale dopo un’attenta analisi potrà decidere di effettuare una radiografia. Nella maggior parte dei casi la radiografia permette di individuare la frattura e la sua posizione. Talvolta è necessario affidarsi ad altri esami quali Tac o Risonanza Magnetica.

Cura e trattamento della frattura dello scafoide del piede
A seguito degli accertamenti effettuati, l’ortopedico adotterà un trattamento conservativo (immobilizzazione del piede con scarpa protettiva oppure gesso solitamente per 6-8 settimane) o intervento chirurgico.
Il trattamento chirurgico delle fratture da stress navicolare è generalmente preferito negli atleti d’élite e nei pazienti con elevate esigenze funzionali. Si è notato che il trattamento non chirurgico richiede tempi molto più lunghi e spesso porta alla non completa guarigione.

Ripresa della normale attività dopo la frattura dello scafoide
Dopo almeno 6 settimane di assenza di peso sul piede infortunato, si valuta l’assenza di dolore. Se il paziente non sente dolore può riprendere gradualmente le proprie attività nell’arco di altre 6 settimane. In parallelo è necessario sottoporsi a sessioni di fisioterapia e ad un programma di riabilitazione.

Prevenzione della frattura dello scafoide del piede
Come abbiamo visto la causa principale della rottura dello scafoide è la frattura da stress. Per tutte le fratture da stress ed in particolare per quella dello scafoide è importante avere un’alimentazione adeguata per lo sport che si pratica. E’ inoltre importante assumere una quantità adeguata di Calcio e di Vitamina D. E’ importante aumentare gradualmente i carichi di allenamento: evitare di avere un incremento superiore al 15% per settimana. In base allo sport praticato è necessario indossare calzature adeguate eventualmente dotate di opportuni plantari.
Può essere anche utile effettuare esercizi di sollevamento pesi per rinforzare le ossa.


Conclusione

Conclusione
Le fratture da stress navicolare sono prevalenti negli atleti piuttosto che nella popolazione che non pratica attività agonistica. Sebbene alcuni casi possano essere trattati in modo non operatorio, vi è una tendenza verso la gestione chirurgica per consentire la guarigione definitiva.


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