Il recupero della propriocezione dopo intervento al Crociato anteriore

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Dopo una ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore gli obiettivi sono: recupero del trofismo muscolare, recupero del completo range of motion e della propriocezione.

PER APPROFONDIRE: Legamento Crociato Anteriore, anatomia e lesioni

Anche alla propriocezione va data un importante ruolo e la giusta enfasi, perché un buon lavoro in fase riabilitativa e in seguito di mantenimento aiuta l’atleta a ridurre il rischio di infortunarsi di nuovo.

La propriocezione è una speciale capacità che ha il Sistema Nervoso Centrale di percepire la posizione e il movimento dei segmenti corporei nello spazio, con o senza controllo visivo, grazie alla stimolazione dei propriocettori (es. organi tendinei del Golgi, fusi neuromuscolari e terminazioni nervose). Si tratta di un vero e proprio sistema di percezione del corpo in relazione al movimento, alla postura, all’equilibrio e alle condizioni interne. Un buon livello di propriocezione conferisce all’atleta una migliore consapevolezza del proprio corpo, soprattutto in contesti dinamici che coinvolgono cambi di direzione, salti e atteraggi. Il controllo propriocettivo passa da una condizione statica al movimento con numerose varianti in lassi di tempo molto piccoli e con variabili poco prevedibili.

PER APPROFONDIRE: La Propriocezione, aspetti fisiologici

Dopo un piccolo infortunio la capacità propriocettiva viene compromessa lievemente, dopo la ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore lo è in maniera importante. Lo stesso vale per altri tipi di infortuni sportivi più o meno gravi.


Come recuperare la propriocezione dopo l’intervento?

Di buona norma il recupero della propriocezione, come per la forza o altri elementi, deve rispondere al principio della gradualità e nel caso del Legamento Crociato Anteriore seguire in parallelo il recupero del tono muscolare e del ROM. Si parte praticamente da zero per andare ad aumentare il carico di lavoro, si va dal semplice verso il difficile, dall’appoggio bipodalico a quello monopodalico, dalla staticità alla dinamicità, dal prevedibile all’imprevedibile.

Il primissimo approccio per recuperare la propriocezione parte dal semplice appoggio del piede sul pavimento o su una superficie morbida (es. un materassino), prima da seduti, per ridurre il più possibile il carico sull’arto in fase di riabilitazione. In questo modo l’atleta ricomincia a stimolare il sistema neuromuscolare.  Successivamente, ma ancora nella fase di appoggio parziale, si può utilizzare una superficie mobile, quale la tavoletta propriocettiva che aiuta a ricercare i principali movimenti nelle quattro direzioni: flessione plantare, flessione dorsale, supinazione e pronazione. Sempre prima da seduti, per non caricare sul ginocchio e non provocare complicanze al nuovo innesto che è in fase di fissazione biologica.

Si procede con gli stessi esercizi svolti a carico parziale nel momento in cui la persona comincia a camminare caricando sull’arto infortunato. Le tavolette di Freeman che consentono movimenti unidirezionali, le tavolette circolari che consentono movimenti a 360°, materassini, bosu, tappeti elastici; sono questi gli attrezzi maggiormente utilizzati, perché forniscono una buona varietà di appoggio e stimolazione sensoriale grazie al differente materiale di cui sono costituiti.

Proseguendo nella riabilitazione si possono creare dei percorsi utilizzando insieme questi attrezzi per dare maggiori stimoli e potenziare le unità motorie necessarie al recupero della propriocezione e della sicurezza del movimento. Il lavoro è incentrato su differenti sollecitazioni sensoriali, stimolando il sistema neuromuscolare del soggetto con varie superfici di appoggio dove l’obiettivo sarà sempre quello di ricercare e mantenere una buona stabilità. Questo gradualmente porta a una ripresa della sicurezza nel cammino che poi diventerà sicurezza nella corsa, nei cambi di direzione, negli atterraggi e in tutte le situazioni in cui la risposta neuromuscolare all’ambiente esterno deve essere rapida ed efficace.

propriocezione crociato
Esercizio propriocettivo

Sulle tavolette propriocettive e sui tappeti elastici si può effettuare quello che viene definito perturbation training, ovvero applicare dei disturbi (esempio spinte in diversi punti del corpo) all’atleta che cercherà comunque di mantenere l’equilibrio ripristinando la posizione di partenza con un appoggio completo della pianta del piede sulla superficie in questione. Un ulteriore grado di difficoltà può essere raggiunto lavorando con gli occhi chiusi e con l’aggiunta di input sonori): mentre l’atleta mantiene gli occhi chiusi in appoggio monopodalico su una tavoletta o tappeto elastico, il terapista produce un suono che può essere lo sbattere il piede a terra o un semplice richiamo vocale. Contemporaneamente passa una palla grande o piccola in punti differenti in modo tale da costringere l’atleta a perdere l’appoggio stabile, cercando di ripristinarlo con una maggior attivazione neuromuscolare e rapida risposta allo stimolo mentre afferra la palla. In questi casi è facile che il ginocchio dell’atleta si posizioni in valgismo o in varismo (meno probabile). Soprattutto le donne hanno una maggiore tendenza a valgizzare le ginocchia; imparare il corretto appoggio e ridurre la tendenza al valgismo in fase riabilitativa può rappresentare la chiave per diminuire il rischio di infortunarsi nuovamente in futuro.

Il lavoro di recupero della propriocezione sugli attrezzi di cui abbiamo parlato sopra viene effettuato con ginocchio flesso o semi-flesso per poter mettere in primo piano l’articolazione maggiormente interessata: il ginocchio stesso.

Man mano che passano le settimane il lavoro diventa sempre più importante e alla fine possono essere utili test valutativi con l’arto controlaterale, per esempio utilizzando una pedana stabilometrica collegata a un computer dove è possibile visualizzare i tracciati in tempo reale durante l’appoggio monopodalico a ginocchio flesso a 30° circa.

Esercizi che associano rapidi spostamenti a posizionamenti statici e in equilibrio vanno inseriti in un piano di recupero finale e di mantenimento, in ottica di prevenzione di nuovi infortuni. E il tutto rendendo la situazione di allenamento simile al gesto sport-specifico. Sport imprevedibili come il calcio e il basket richiedono un controllo neuromuscolare e propriocettivo notevole; saranno molto utili rapidi cambi di direzione alternati ad appoggi monopodalici su una superficie morbida o dura, su un piano rigido o mobile.


Conclusione

La propriocezione nella fase riabilitativa dopo l’intervento di ricostruzione del Legamento Crociato Anteriore deve andare di pari passo con gli altri due aspetti (tono muscolare e ROM), deve essere graduale ed essere stimolante per l’atleta. Il lavoro dovrebbe sempre proseguire anche a riabilitazione terminata, quando l’atleta ha ripreso la sua attività sportiva come quella prima dell’infortunio. Così facendo l’atleta manterrà un livello ottimale di sicurezza e consapevolezza del proprio corpo nei vari spostamenti e schemi motori che si troverà a mettere in atto.