I piegamenti sulle braccia come punizione

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Quante volte abbiamo visto questa scena ripetersi durante gli allenamenti? Quante volte eravamo semplici spettatori? Quante volte è capitato proprio a te di sentire quelle odiate parole, stenderti a terra e fare quelle odiate ripetizioni? Ma è giusto che un ragazzo di 11 anni faccia dieci piegamenti perché ha perso palla o ha sbagliato un passaggio? O solo perché non ha fatto quello che il suo istruttore gli ha chiesto?

Risposta? No, non è corretto e non serve a niente.

E ora vado a spiegarti tutte le motivazioni di questo mondo.

  • Apprendimento di un gesto. Un ragazzo di 11 anni saprà mai eseguire i piegamenti come un adulto di 30? Ovviamente no. Primo perché nessuno glielo ha mai spiegato e insegnato. Secondo, alla sua età ha appena cominciato a sviluppare la “forza” e andrà a incrementarla per diversi anni, ma chiaro gradualmente e rispettando il corpo che cresce. Iniziare a fargli eseguire dieci piegamenti sulle sue deboli braccia nel bel mezzo di un allenamento non ha senso. I suoi pettorali, i deltoidi, i tricipiti, i muscoli del core non sono assolutamente in grado di reggere il peso dell’intero corpo e sollevarlo da terra. In realtà è un esercizio che anche per una persona di 30 anni potrebbe essere un esercizio massimale.

Piuttosto che fare i push-up sarebbe allora meglio dedicarsi piano piano potenziamento con manubri leggeri. Riuscirebbe ad eseguire il movimento di spinte con i manubri decisamente meglio. Ma qui alcuni istruttori affermano che è dannoso fare pesi in giovane età (come se sollevare il proprio corpo da terra sia benefico!).

  • Stessa misura per tutti. Numero fisso, 10! Ed è per tutti uguale. Si tratta dello stesso errore di quando si fanno le schede in palestra e si sceglie a priori lo stesso carico o lo stesso numero di ripetizioni per persone diverse. Ma non siamo mica tutti uguali! A 11 anni un ragazzo non può eseguire una sola ripetizione corretta di un piegamento sulle braccia, a meno che non ci troviamo di fronte a delle rare eccezioni. Sarebbe come pretendere che un infante di 1 anno sappia allacciarsi da solo le scarpe. Le cose si imparano col tempo, soprattutto seguendo lo sviluppo naturale delle abilità, delle capacità, degli schemi motori. Magari si potrebbe cominciare da una sola ripetizione incompleta, dando delle indicazioni utili affinché il ragazzo possa migliorare l’esecuzione col tempo.

 

  • Danni fisici. Tutti sappiamo che sollevare un carico oltre la nostra portata può essere dannoso e che è molto meglio ridurlo per poter avere un effetto allenante e non rischioso. Il ragazzo farà di tutto per eseguire qualcosa che si avvicini a un piegamento per ben dieci volte, perché sa di essere costretto e osservato dal suo coach. Ma lo farà malissimo, con coordinazione precaria, magari spingendo più con un braccio che con l’altro, causando una iperlordosi lombare, danni che nessuno nota. Lo vederete completamente in difficoltà mentre la sua faccia diventa di colore rosso fuoco. E una volta in piedi dovrà rimettersi a correre per ripetere l’esercizio sbagliato, sapendo che sbagliando ancora… l’agonia ricomincerà. D’altronde quand’è che il dovere è un piacere?

 

  • Fattore psicologico. Il ragazzo punito sempre e solo con i 10 piegamenti potrebbe crescere odiando quei dannati piegamenti e il giorno in cui qualcuno vorrà farglieli fare per uno scopo ben diverso, li eviterà perché nella sua mente saranno collegati a quella tortura punitiva. Accanirsi su questa metodica d’altri tempi potrebbe portare il giovane atleta ad allenarsi con la costante paura di sbagliare, invece che con il piacere di capire l’errore e crescere, a smettere di amare lo sport che pratica.

 

  • Deficit di forza nel gesto sportivo. Immaginate un giovane cestista che ha appena fatto una fatica immane alzarsi e andare a fare un arresto e tiro. Avrà la sensazione di aver perso la forza, di non avere controllo del tiro. Se nell’atleta d’élite il potenziamento fisico di pari passo con l’esecuzione di un gesto tecnico ha uno scopo allenante, non possiamo dire la stessa cosa nel caso di un ragazzino che, come già detto prima, sta iniziando a sviluppare la forza. E in aggiunta lo fa senza il minimo piacere e interesse.

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Soluzioni alternative.

Se proprio volete far capire al vostro giovane atleta che non vi è piaciuto come si è comportato in una determinata situazione in cui vi aspettavate di più tecnicamente, fatelo sedere per qualche minuto in panchina, in modo che possa guardare con i propri occhi i suoi compagni che eseguono l’esercizio come richiesto. Nella giovane età osservare gli altri è fondamentale per crescere con dei riferimenti. Ricordiamoci che gli atleti professionisti rivedono i video delle loro partite per lavorare sui propri errori.

Se non volete metterlo a sedere, allora fermate il gioco e chiedete al ragazzo se ha svolto bene l’esercizio. Fate in modo che sia lui stesso a trovare ciò che non andava, a capire da solo l’errore e a proporre una soluzione. Un adolescente è capace di arrivarci benissimo da solo. Ma in questo modo lo renderete consapevole di quello che ha fatto e di come potrebbe migliorare. La conoscenza dei propri errori è la base da cui partire per crescere.

Ricordiamoci che ha solo 11 anni, è un adolescente che magari ha iniziato anche da poco a praticare sport, non fategli odiare la disciplina che ha scelto con piacere solo perché anche voi siete cresciuti con quella specie di terrorismo psicologico, che ad ogni errore fa corrispondere una punizione.

Altra cosa cruciale: i giovani possono perdere la voglia di allenarsi perché si sentono sotto pressione e si auto-limitano. Questo alla lunga potrebbe portarli al fenomeno del drop-out e oggi come oggi, nel paese in cui viviamo, sarebbe buona cosa evitare che succeda.

Se proprio non riuscite a fare a meno di arrabbiarvi e di rimproverarli, almeno ricordatevi una volta tanto di far loro un complimento quando fanno qualcosa di positivo. Se non ci fosse la possibilità di sbagliare, non ci sarebbe alcun margine di miglioramento.

Per ultima la cosa più importante tra tutte: se pensate che i vostri atleti continuino a fare gli stessi errori e a non darvi soddisfazioni, chiedetevi se state dando loro tutti gli strumenti utili per poter migliorare.