Pedane vibranti: funzionano veramente?

Le pedane vibranti sono diventate una vera e propria moda negli ultimi anni. Ma funzionao veramente? Aiutano a dimagrire? Scopriamolo!

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Le pedane vibranti (vibration platform) sono degli attrezzi che si trovano ormai in tanti centri fitness. Ad oggi ne esistono anche svariati modelli per utilizzo privato, ma il funzionamento rimane lo stesso. La differenza sostanziale tra quelle utilizzate nelle palestre e quelle pensate per uso domestico è l’ingombro.

Nelle prime infatti è presente una struttura rigida in metallo che permette l’appoggio delle mani, nelle seconde invece, per rispettare il criterio di semplicità e portabilità, non è presente. Al massimo è possibile trovare l’aggiunta di elastici fissati alla base in modo da poter coinvolgere con esercizi diversificati anche la parte superiore del corpo.

Pedane vibranti: come funzionano?

pedane vibranti
Pedane vibranti

Come è facilmente intuibile il principio che sta alla base delle pedane vibranti è la vibrazione. Considerando quest’ultima le pedane vibranti si possono dividere in due categorie: sussultorie e basculanti.

Nel primo caso, le pedane vibranti sussultorie, la superficie della pedana si muove per vibrazione verticale. Il piano si muove in alto e in basso alternativamente con tutta la sua superficie. Solitamente pedane di questo tipo si utilizzano con una frequenza sempre superiore ai 10 Hz per evitare di creare problematiche con la frequenza di risonanza degli organi. 

Nel secondo caso invece, le pedane basculanti, sfruttano un movimento del piano differente. Questo infatti utilizza una vibrazione che lo fa muovere verso l’alto da un lato e simultaneamente verso il basso dall’altro. Le pedane che utilizzano questo principio di movimento sono quelle che vengono più spesso utilizzate in palestra anche grazie al fatto che anche a frequenze abbastanza elevate (40 Hz) non vanno ad interferire con la risonanza del corpo umano. 

Un altro parametro caratterizzante questo strumento è l’escursione. È evidente infatti come possa esserci differenza tra oscillazioni del piano di appoggio di 1mm oppure di mezzo centimetro.

Nel caso delle pedane a vibrazione verticale questa oscillazione si riferisce alla variazione verticale del piatto nella sua totalità. Per quanto riguarda le pedane a vibrazione basculante invece prende in considerazione la differenza tra la parte più alta e quella più bassa del piano.

Pedane vibranti: funzionano?

Esistono svariati studi che hanno come scopo analizzare quali possano essere i reali benefici, a vari livelli, dell’utilizzo di un allenamento svolto tramite pedana vibrante (in letteratura WBVT/WBVE: Whole-Body Vibration Training/ Whole-Body Vibration Exercise). Tra questi sono presenti anche quelli che non riscontrano alcun benefico, altri ancora che sono giunti alla conclusione che non è possibile misurare correttamente i parametri atti a definirli.

Un articolo che rientra tra questi ultimi arriva ad affermare che i benefici dell’utilizzo di un buon WBVT siano reali, ma che sia impossibile determinare con assoluta certezza che siano davvero imputabili alla presenza delle vibrazioni. Secondo i ricercatori infatti sarebbe impossibile misurare i parametri meccanici, biomeccanici ed elettromiografici durante l’utilizzo della pedana vibrante con la necessaria e sufficiente precisione prorpio a causa delle vibrazioni stesse.

La maggior parte degli altri studi invece, che indaga anche parametri differenti e con diverse metodiche di rilevamento, riscontra risultati positivi.

Pavimento pelvico

Un interessante elaborato ha voluto determinare gli effetti della vibrazione sui muscoli del pavimento pelvico sia in soggetti sani che patologici. In questa narrative-review gli studi preso in considerazione hanno avuto come soggetti quasi esclusivamente donne.

Le principali patologie indagate sono state: incontinenza urinaria da stress, prolasso degli organi pelvici, vescica iperattiva e in generale tutte le problematiche legate all’incontinenza. In tutti i casi il lavoro con la pedana vibrante ha portato significativi benefici. Inoltre è stato evidenziato come anche in soggetti con semplice debolezza dei muscoli del pavimento pelvico o anche soggetti sani, si sia riscontrato un miglioramento a livello elettromiografico.

Non ultimo si è potuto osservare come, relativamente a donne che non hanno mai partorito (e quindi, generalizzando, in soggetti di sesso femminile che non siano andati incontro a forti stress meccanici del pavimento pelvico), non siano state evidenziate controindicazioni all’utilizzo della pedana. È stato ipotizzato dai ricercatori che i benefici emersi siano dovuti principalmente a due fattori: il primo è un’aumentata risposta dei fusi neuromuscolari causata dalle vibrazioni che aumenta la stimolazione degli α-motoneuroni la quale si manifesta con un’aumentata contrazione muscolare. La seconda è che migliorano anche il reclutamento delle unità motorie e la coordinazione intermuscolare ed intramuscolare.

Altra caratteristica estrapolabile da questo studio risulta essere la posizione del bacino; infatti si è sottolineato come una sua retroversione durante l’esercizio risulti in una maggiore e migliore attivazione muscolare del pavimento pelvico sia durante esercizio che a riposo.

Riabilitazione

Un altro studio ha voluto indagare la reale utilità di questo strumento in ambito riabilitativo. In particolare si sono valutati i parametri di forza ed equilibrio nella comparazione di un tradizionale protocollo di recupero post operatorio per il legamento crociato anteriore (LCA) e uno con l’inserimento delle vibrazioni.

Il protocollo riabilitativo consisteva nel mantenere una posizione di ¼ di squat per 1 minuto con 1 minuto di recupero. Le sedute settimanali, che sono iniziate dopo il primo mese post intervento, sono rimaste 3 per un mese. La prima settimana le serie erano 3, nella seconda settimana sono salite a 5, nella terza a 6 e nell’ultima a 7. Quello che si è notato, utilizzando una pedana a vibrazione basculante, è che non ci sono stati cambiamenti relativi all’equilibrio. Sono stati però evidenti e significativi i miglioramenti sia della forza che della simmetria muscolare.

La quasi totalità degli studi relativi alle pedane vibranti su soggetti sani si limita alla considerazione degli arti inferiori o del pavimento pelvico. 

Effetti sulla forza

Tra questi è presente un interessante articolo che approfondisce gli effetti di trx, bosu e pedane vibranti sull’attività e sulla forza muscolare durante il bulgarian squat. I ricercatori hanno analizzato 5 differenti modalità di esecuzione dell’esercizio: con entrambi i piedi in appoggio su una superficie stabile, con il piede posteriore in appoggio sul trx e quello anteriore sul pavimento, con il piede posteriore sul trx e quello anteriore sul bosu e infine con il piede posteriore in appoggio sempre sul trx e quello anteriore su due pedane vibranti (a due diverse frequenze: 30 Hz, 40 Hz).

Ciò che ne è risultato è che per avere una maggior attivazione della gamba anteriore è necessaria una situazione di doppia instabilità, quindi sia sulla gamba anteriore che posteriore. Inoltre la maggiore attivazione muscolare del muscolo retto femorale e del muscolo medio gluteo si hanno in condizioni di doppia instabilità con la gamba anteriore posizionata o sul bosu o sulla pedana vibrante a maggiore frequenza. Le maggiori attivazioni di bicipite femorale e vasti, sia laterale che mediale, si sono verificate durante l’esercizio con doppia instabilità e gamba anteriore sulla pedana a maggiore frequenza.

Soggetti in sovrappeso

Sono stati riscontrati benefici sotto più punti di vista anche per i soggetti in sovrappeso o obesi (studi fatti in soggetti con un programma di allenamento e regime alimentare adeguato). In questi studi la maggior parte delle pedane prese in esame era di tipo vibrante, in un numero inferiore si è trattato di pedane basculanti. A livello di composizione corporea si è osservata una diminuzione di massa grassa senza deplezione di quella muscolare anche dopo 6 settimane. Per quanto concerne l’ambito cardiocircolatorio i parametri più importanti andati incontro a miglioramento sono la pressione, diminuita circa tra i 5 e i 10 mmHg, e la stifness arteriosa. Muscolarmente si è evidenziata un aumentata coordinazione muscolare.

Anche se non si possono definire standardizzati, sono stati registrati i parametri delle pedane attraverso cui sono stati allenati i soggetti nei quali si sono verificati migliori cambiamenti. Si può riassumere che 15 minuti al giorno di allenamento totale non creano problemi al soggetto, che la frequenza migliore sia compresa tra i 30 e i 50 Hz e che sia sempre consigliato evitare di mantenere le gambe tese per scongiurare possibili ed eventuali problematiche inerenti il trasferimento delle vibrazioni alla scatola cranica.

Un ultimo studio che è doveroso menzionare riguarda una popolazione di soggetti sani grazie ai quali si sono sperimentati due diversi protocolli di pedana vibrante studiata per avere uguale volume ma differente frequenza. In un caso i soggetti si sono allenati 3 volte alla settimana, nell’altro per 5 tramite l’utilizzo di una pedana a vibrazione verticale. Nei soggetti che hanno portato a termine il periodo di allenamento con la maggiore frequenza di sedute settimanali si sono riscontrati miglioramenti sia nella riduzione di massa grassa che nella flessibilità, oltre che in relazione alla forza massima teorica.

Conclusione

In definitiva, grazie agli studi presi in esame, è possibile affermare che la pedana vibrante è uno strumento che può essere utile per diverse tipologie di soggetti e per diversi scopi. Può essere sicuramente un aiuto efficace per i soggetti obesi per aumentare la capacità di controllo muscolare effettuando esercizi comunque semplici. Oppure può essere una valida alternativa per soggetti già allenati o per sportivi in ceca di uno stimolo neuromuscolare differente dal solito.

Certo è che l’approccio che la gran parte degli utenti ha nella stragrande maggioranza dei casi in palestra, e cioè utilizzarla in stazione eretta a gambe tese per “defaticare” dopo l’allenamento (solitamente mai sufficientemente inteso), non solo è praticamente inutile ma potrebbe addirittura essere potenzialmente dannoso. 

Bibliografia

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