Muscolo sternocleidomastoideo: anatomia e biomeccanica

Il muscolo sternocleidomastoideo origina con il capo sternale dallo sterno e con il capo clavicolare dalla clavicola. Il tendine comune va a inserirsi sul processo mastoideo e nella porzione laterale della linea nucale superiore. Contraendosi flette e inclina lateralmente la testa, facendola ruotare dal lato opposto e, se prende punto fisso sulla testa, agisce come elevatore del torace. Questo muscolo è iperelastico ma anche viscoelastico, il comportamento di questo muscolo è già stato studiato in passato e catalogato con un modello generalizzato di Maxwell di primo e secondo livello, usando un approccio inverso con un modello di ogni muscolo. Basandoci su questi modelli, il tempo di rilassamento (primo ordine: 103 secondi, secondo ordine: 18 e 395 secondi) e la ratio moduli Ƴ (primo ordine: 0,33 secondo ordine 0,20 e 0,19) sono stati identificati.

Sicuramente molto importante da tenere in considerazione è il fatto che risulta importante indagare le condizioni di base che possono portare ad un danno al collo, soggetto a indagini scientifiche, volte a chiarire i possibili meccanismi di lesioni attraverso l’elettromiografia superficiale stimando indirettamente i carichi cervicali. La stima precisa richiede che la relazione Elettromiografia – forza sia conosciuta e che il suo errore di misura sia quantificato, per questo sono stati condotti diversi studi che si trovano nella letteratura.

Sternocleidomastoideo
Il muscolo Sternocleidomastoideo

Biomeccanica dello sternocleidomastoideo

Il collo umano permette movimenti di testa e portanti, proteggendo le strutture neurali vitali e stabilizzando i sistemi visivi e vestibolari. La sua flessibilità, combinata con il peso della testa rispetto alla forza dei muscoli del collo, rende la zona suscettibile di dolore e lesioni. Il dolore al collo è la quarta causa principale della disabilità a livello globale, con una prevalenza media di un anno del 37% nella popolazione generale. Durante l’atletica, in cui le condizioni in rapido mutamento causano elevate richieste sulla colonna vertebrale, il collo è anche prevalentemente ferito, a volte gravemente. Di conseguenza, l’area è soggetta a indagini scientifiche, anche in ambito sportivo.

Da una prospettiva funzionale, il collo può essere considerato come un sistema di stabilizzazione a tre parti in cui il supporto è fornito da strutture passive spinali, mentre la stabilità è regolata secondo le richieste attraverso i muscoli del collo in un regime di controllo neuronale guidato dal feedback. Per coordinare le variazioni rapide della postura e dei carichi spinali è necessario un sistema altamente ottimizzato che stabilizza la colonna vertebrale in entrambe le situazioni, statiche e dinamiche. Sono state identificate due strategie di controllo del nervo per mantenere la stabilità della colonna vertebrale cervicale in una posizione neutra e verticale: l’attivazione reciproca dei muscoli, che è specifico della direzione delle perturbazioni posturali e della contro tensione dei muscoli agonisti e antagonisti. Nel piano sagittale,n queste strategie presumibilmente funzionano principalmente attraverso quattro muscoli principali di generazione della forza del collo, che includono gli sternocleidomastoidei, la  capitis semispinalis e la capitis splenius. Questi muscoli sono tutti vicini alla loro massima capacità di generazione della forza in una posizione neutrale della colonna vertebrale, in cui le perturbazioni vengono comunemente contrastate in condizioni quasi isometriche e sono frequentemente mirate negli studi del collo. E’ pertanto opportuno indagarli in una posizione spinale neutrale durante le contrazioni isometriche.

L’elettromiografia superficiale (EMG) è una tecnica utilizzata frequentemente per esaminare forze e pattern di attivazione durante le perturbazioni dirette e indirette alla testa. EMG consente una stima indiretta dei carichi interni tramite le leggi di movimento di Newton quando è caratterizzata la relazione EMG – forza, che è essenziale per la spiegazione del meccanismo di lesioni, poiché le misurazioni dirette dei carichi interni sono entrambe impraticabili e eticamente indesiderabili. E’ generalmente accettato che il rapporto EMG – forza sia positivo, tuttavia le forme di relazione riportate variano e devono essere stabilite separatamente per i muscoli individuali a causa dei molti fattori che influenzano le misurazioni EMG. A nostra conoscenza, cinque studi hanno, a varie estensioni, esaminato il rapporto EMG – forza del collo durante le contrazioni isometriche in una posizione spinale neutrale. I risultati riportati hanno incongruenze, ma suggeriscono una relazione rettilinea per le misurazioni sugli sternocleidomastoidei.

 

 

 


Bibliografia

 

Neck Muscle EMG-Force Relationship and Its Reliability During Isometric Contractions: articolo di Riccardo Lo Martire, Kristofer Gladh, Anton Westman e Björn O. Äng

Viscoelastic properties of the human sternocleidomastoideus muscle of aged women in relaxation. Articolo di: Gras LL, Mitton D, Viot P, Laporte S.

Anatomia dell’uomo, seconda edizione, Edi Ermes, autori: Glauco Ambrosi, Dario Cantino, Paolo Castano, Silvia Correr, Loredana d’Este, Rosario F. Donato, Giuseppe Familiari, Francesco Fornai, Massimo Gulisano, Annalisa Ianello, Ludovico Magaudda, Maria F. Marcello, Alberto M. Martelli, Paolo Pacini, Mario Rende, Pellegrino Rossi, Chiarella Sforza, Carlo Tacchetti, Roberto Toni, Giovanni Zummo.

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE