Muscolo soleo: anatomia e biomeccanica

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Il muscolo soleo, detto anche soleo, forma, insieme ai due ventri del gastrocnemio, il tricipite della sura, situato posteriormente nella gamba e chiamato comunemente polpaccio.

È un muscolo più profondo e meno voluminoso rispetto ai due ventri del gastrocnemio, chiamati gemelli, che termina inferiormente con il tendine di Achille.

Quando si pensa ai muscoli da allenare in palestra spesso si pensa ai muscoli più voluminosi e più superficiali, ma vedremo nel corso dell’articolo come anche dedicare attenzioni a muscoli più piccoli come il soleo può essere molto d’aiuto.

In particolare, vedremo le nozioni base di anatomia e biomeccanica di questo muscolo, come allenarlo, come allungarlo utilizzando lo stretching e come comportarsi in caso di problematiche muscolari dovute ad infortuni. 

Muscolo Soleo: Anatomia e Biomeccanica

Il muscolo soleo origina dalla faccia posteriore della tibia e della fibula e si unisce insieme al gastrocnemio con la sua aponeurosi nel tendine di Achille, che si inserisce sulla tuberosità del calcagno. Il soleo è formato principalmente da fibre rosse, a differenza del gastrocnemio, formato principalmente da fibre bianche. 

Sebbene quindi il soleo non sia forte come il gastrocnemio, agisce insieme ad esso come plantiflessore di caviglia e come supinatore ed inversore del piede. Il gastrocnemio inoltre agisce come debole flessore di ginocchio ma il muscolo soleo non origina dal femore, quindi non coinvolge l’articolazione del ginocchio ma solo quella della caviglia: parliamo quindi di un muscolo monoarticolare.

Muscolo soleo: come allenarlo?

Possiamo affermare che il soleo sarà allenabile tramite esercizi di flessione ed estensione del piede tramite l’articolazione della caviglia. In particolare, la sua contrazione porterà a plantiflessione di caviglia (aumenta l’angolo tra tibia e dorso del piede), il suo rilassamento a dorsiflessione (il dorso del piede si avvicina alla tibia).

L’esercizio più comune per allenare i polpacci è il calf raise, eseguibile a corpo libero o alla macchina isotonica, in piedi o da seduti.

Essendo il soleo più debole del gastrocnemio quando eseguiremo dei canonici calf raises in piedi l’attivazione muscolare sarà maggiormente riferita ai due gemelli, portati in massimo allungamento durante la fase eccentrica dell’esercizio, considerando anche la loro natura biarticolare (infatti a ginocchio esteso e caviglia dorsiflessa il gastrocnemio risulterà in massimo allungamento).

Per massimizzare la contrazione del soleo sarà quindi utile eseguire i calf raises da seduti in quanto a ginocchio flesso il gastrocnemio risulterà accorciato, quindi sfavorito in termini di espressione di forza.

Considerando la natura elastica del tendine di Achille, eseguire le ripetizioni di questo esercizio in modo rapido ed incontrollato porterà il tendine a sfruttare molto l’energia elastica, facilitando il lavoro e appunto riducendo il carico muscolare (di base è ciò che avviene durante i balzi e la corsa).

Per aumentare il carico muscolare, dovremo svolgere le ripetizioni in maniera controllata e lenta, rimanendo circa 1 secondo o più sia in massima dorsiflessione, a fine eccentrica, sia in massima plantiflessione, a fine concentrica, in modo tale da sfavorire il ritorno elastico tendineo.

Una fase di riscaldamento utile a scaldare i polpacci può comprendere esercizi come corsa e salti con la corda. Siccome il soleo è formato principalmente da fibre rosse, sarà necessario stimolarlo tramite esercizi da più serie e numerose ripetizioni (15+). Può essere utile allenare i polpacci prima di svolgere il lavoro con gli esercizi base (squat, stacchi ecc) per migliorare la mobilità di caviglia. Infatti, considerando il decorso di soleo e gastrocnemio, una loro retrazione può portare a difficoltà in dorsiflessione della caviglia, per esempio nei movimenti di accosciata. Un modo per mobilizzarli quindi può essere un lavoro con enfasi sulla fase eccentrica del movimento.

Quando e perché allenare il soleo

I polpacci sono probabilmente tra i muscoli più condizionati dalla genetica della persona per quanto concerne il loro potenziale sviluppo muscolare. Per questo motivo spesso sono muscoli poco sviluppati, perlomeno esteticamente, anche negli atleti di alto livello e nei modelli in ambito fitness. Inoltre, la dimensione del polpaccio è praticamente solo dovuta al volume dei due gemelli del gastrocnemio, quindi il soleo sarà un muscolo da allenare principalmente per fini preventivi e legati alla performance. Il suo allenamento dovrà essere svolto in multifrequenza, 2-3 volte a settimana, prima e/o dopo la sessione di allenamento dell’arto inferiore, per esempio.

Stretching del muscolo soleo

Per lo stretching del muscolo soleo valgono le stesse considerazioni fatte con l’allenamento: quando eseguiremo dello stretching per il soleo sarà necessario flettere il ginocchio oltre che dorsiflettere la caviglia, per esempio appoggiando delle mani al muro e portando il nostro peso in avanti, in posizione di semi affondo. La gamba da stretchare, di cui è importante mantenere il tallone ben appoggiato al pavimento, sarà quella più lontana dal muro. Lo strerching analitico del soleo ed in generale dei plantiflessori può essere svolto in sessioni separate dall’allenamento per migliorare la mobilità della caviglia, sempre che la ridotta flessibilità sia dovuta ad una retrazione muscolare e non ad una problematica strutturale, per esempio dovuta alla conformazione delle ossa del tarso come l’astragalo. Un piede cavo strutturale per esempio può essere causa di ridotta mobilità di caviglia.

L’allungamento del soleo è ritenuto possa essere utile anche nel trattamento della fascite plantare.

Muscolo soleo infiammazione e lesioni

Per individuare stiramenti o lesioni del soleo è necessaria una combinazione di test di palpazione, di forza e allungamento. Un test famoso per valutare la presenza di eventuali danni a livello del tendine di Achille è il test di Thompson, conviene anche misurare la circonferenza del ventre muscolare del gastrocnemio nel caso il dolore persista già da tempo. 

Esame obiettivo

Se l’anamnesi ed i sintomi portano a pensare ad una lesione importante, il gold standard per indagare un’ipotetica lesione del soleo è la risonanza magnetica, che può essere affiancata anche da un’ecografia. 

È tuttavia più comune che avvengano stiramenti e lesioni a livello del gastrocnemio rispetto al soleo, questo perché il gastrocnemio è un muscolo biarticolare ed a contrazione rapida. 

Grado della lesione

Vi sono tre gradi di lesione che possono essere riconosciuti tramite sintomatologia e test.

  1. La lesione di primo grado spesso non va ad influire su forza e ROM del polpaccio e della caviglia, il dolore si propone come lieve o comunque sopportabile, non vi è rottura delle fibre e spesso è possibile continuare l’attività.
  2. La lesione di secondo grado impone l’interruzione dell’attività, diminuisce drasticamente ROM e forza, si presenta l’edema e più o meno nella metà dei casi c’è un danno visibile delle fibre muscolari.
  3. La lesione di terzo grado impone lo stop dell’attività e reca maggiore disabilità al soggetto, si perde completamente la funzione muscolare, il dolore è elevato e si può notare discontinuità del ventre muscolare tramite la palpazione. Il test di Thompson può essere positivo e l’emorragia è estesa.

Trattamento 

Il trattamento acuto (i primi 3-5 giorni) si basa sull’applicazione del protocollo R.I.C.E. (riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione). Se non vi è emorragia anche l’uso di FANS può essere utile. 

Dopo circa 5 giorni dall’esordio della lesione, la terapia potrà diventare attiva grazie all’utilizzo di esercizio e stretching. Come esercizi si utilizzeranno inizialmente le contrazioni isometriche senza resistenza; se la lesione sarà localizzata a livello del soleo si lavorerà a ginocchio flesso per inibire la partecipazione del gastrocnemio. Dagli esercizi isometrici si passerà poi a quelli isotonici e quindi a quelli dinamici e funzionali. La progressione avanzerà in funzione del grado di miglioramento e di completamento degli esercizi proposti. 

Lo stretching sarà utile ad allungare il tessuto cicatriziale intermuscolare per ridare quindi la corretta flessibilità.  In questa fase può anche essere preso in considerazione l’utilizzo della terapia fisica. 

Quando interviene la terapia chirurgica

Si può pensare ad un intervento chirurgico quando si propone una lesione di terzo grado, quindi con rottura del ventre muscolare, oppure quando si presenta un ampio ematoma intramuscolare, o infine se il dolore persiste per più di 4-6 mesi e saranno presenti contratture. 

Bibliografia

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