Muscoli della schiena

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Quando parliamo di muscoli della schiena ci riferiamo ad una vasta area del nostro corpo, che in palestra sollecitiamo durante la nostra sessione di back day.

Spesso però, la nostra attenzione va a ricadere solo su alcuni muscoli, quelli più conosciuti: parliamo di trapezio, del gran dorsale, dei lombari e più o meno il tutto si esaurisce qui. La verità è che i muscoli della schiena sono veramente tanti. In questo articolo proviamo a fare una lista più esaustiva di muscoli che anatomicamente si trovano nella schiena, partendo dalla regione del collo fino alla fascia toraco-lombare e di muscoli che sono chiamati in causa nella stabilità delle nostre spalle o nei movimenti scapolari.

Facciamo una promessa ulteriore: nella regione della schiena troviamo i muscoli della catena posteriore (upper body), la maggior parte dei quali (soprattutto i muscoli paravertebrali) contribuisce a farci rimanere in stazione eretta contrastando la caduta anteriore (vanno aggiunti il soleo e gli estensori di anca nella lower body). [1]


Anatomia e funzione

L’erettore della colonna ha tre porzioni muscolari: l’ileocostale origina dal sacro e dalla cresta iliaca e si inserisce sui margini delle coste 5-12 e sul processo trasverso di C7, il lunghissimo del dorso origina dalle vertebre L1-L5 e si inserisce sui processi trasversi da T1 a T12, e lo spinale  origina dai processi spinosi da T11 a L2 e si inserisce sui processi spinosi T1-T8. Tutti e tre i muscoli sono estensori del tronco e della testa, intervengono quindi nei movimenti in cui ricerchiamo l’estensione a terra (es. simile alla posizione del paracadutista oppure quando eseguiamo delle hyperextension su panca romana).

Gli erettori spinali

Un altro importante muscolo è il multifido,  spesso è collegato al low back pain [2]. Esso origina dalla superficie posteriore del sacro e dalle apofisi trasverse da L5 a C4 e si inserisce sulle apofisi delle 2-4 vertebre sovrastanti. Estende e ruota la colonna omolateralmente. Contribuisce al mantenimento della neutralità del rachide lombare e una sua disfunzione o scarsa attivazione può scatenare o peggiorare il mal di schiena.

Nei soggetti che presentano low back pain è stata riscontrata (con esame biopsia) anche una notevole infiammazione, riduzione di vascolarizzazione e degenerazione del muscolo multifido. [3]

Il gran dorsale è forse il muscolo più conosciuto della schiena. Si tratta del muscolo più esteso della parte posteriore. La sua origine è a livello dei processi spinosi da T6 aT12 anteriormente al trapezio (che vedremo in seguito), delle vertebre lombari e sacrali (fino a S5), della cresta iliaca posteriore e le ultime tre-quattro coste dove incontra il muscolo obliquo esterno. Si inserisce sul solco intertubercolare dell’omero. Le sue funzioni sono quelle di addurre, intraruotare ed estendere l’omero, di estendere ed inclinare lateralmente il tronco. A livello dell’omero svolge due delle tre funzioni principali del gran pettorale (motivo per cui è ormai inutile definirli antagonisti) e del grande rotondo (movimenti di adduzione e intrarotazione). Oltre a questo interviene come muscolo accessorio della respirazione.  

gran dorsale
Il muscolo gran dorsale

Un recente studio, pubblicato ad aprile 2019, ha indagato l’eventuale intervento del muscolo sui movimenti del tronco (oltre che del moncone della spalla), data la sua estesa inserzione. Il gran dorsale sembra implicato nei soggetti che presentano limitazioni nell’abduzione, nella flessione e nella rotazione laterale. Va sempre valutato nei soggetti che presentano patologie dell’arto superiore: una corretta funzione e sinergia con il grande rotondo e il grande pettorale sono fondamentali per avere movimenti fluidi dell’arto superiore. Nei soggetti con low back pain è importante misurare lunghezza e flessibilità di questo muscolo, viste le ampie inserzioni su rachide e bacino. Un suo accorciamento o rigidità può portare ad alterazioni del movimento, accentuando il mal di schiena.

Un eccessivo intervento dei tre sinergici nella intrarotazione può aumentare il rischio di dislocamento superiore e posteriore della spalla. [4]

Il trapezio origina dalla linea nucale superiore, dalla protuberanza occipitale, dai processi spinosi e dai legamenti sopraspinosi da C7 al processo spinoso di T12. I fasci superiori si inseriscono sul terzo laterale della clavicola, i fasci intermedi sul margine mediale dell’acromion superiormente alla spina scapolare, mentre i fasci inferiori vanno sull’apice laterale della spina attraverso un’aponeurosi. Stabilizza e muove la scapola; i fasci superiori elevano la scapola ed estendono il collo, quelli intermedi intervengono nell’adduzione scapolare e i fasci inferiori deprimono la scapola. Quelli superiori e quelli inferiori, insieme, ruotano verso l’alto la scapola (movimento che avviene in sinergia con il deltoide durante i lanci). Uno sviluppo sbilanciato dei diversi fasci può causare disturbi alla postura; un infortunio dell’undicesimo paio di nervi può portare a denervazione e conseguente perdita di funzione motoria del trapezio e atrofia. La sua localizzazione è molto superficiale (molto vicino alla pelle), ha una forma triangolare, estesa e sottile. Interviene anche in movimenti come inclinazione laterale e rotazione della testa. [5]

muscolo trapezio
Il muscolo trapezio con i suoi fasci

Uno studio del 2016 ha evidenziato la connessione tra azione del trapezio e postura ricurva, quella tipicamente arrotondata in posizione seduta. Le porzioni mediale e inferiore del trapezio aumentano la loro attività durante il mantenimento di una postura ricurva a sedere più di quando si assume una postura eretta. Dato che questi due fasci sono conosciuti come rotatori della scapola, la postura ricurva mentre si rimane a sedere influenza i movimenti scapolari. La riduzione del movimento scapolare durante l’elevazione del braccio porta gli stabilizzatori scapolari a essere iper-attivi creando fatica muscolare. Tutto questo conduce a dolore intorno alle scapole proprio a causa della postura arrotondata. [6]

I muscoli romboidi si dividono in grande e piccolo, vicinissimi ma separati da un sottile spazio e si trovano proprio sotto il trapezio. Il piccolo romboide origina dal legamento nucale e dal processo spinoso di C7, il grande romboide origina inferiormente dalle spinose da T1 a T4. Entrambi si inseriscono sul margine mediale della scapola (solo in alcuni casi possono essere sovrapposti o uniti, oppure il piccolo romboide si congiunge alle fibre del gran dentato). [7] Uniscono la scapola al rachide, adducendola e ruotandola medialmente. Entrambi i muscoli intervengono nei movimenti di tirata sul piano orizzontale (es. pulley al cavo) ma anche nei movimenti del braccio quando questo si trova elevato.  [8]

I romboidi

Il gran dentato origina dalla faccia esterna delle prime dieci coste intrecciandosi con i fasci superiori dell’obliquo esterno. Si inserisce lungo il bordo mediale della scapola. Più precisamente viene diviso in tre porzioni distinte: quella anteriore superiore che si inserisce vicino all’angolo superiore, quella inferiore che si inserisce vicino l’angolo inferiore e quella intermedia tra le precedenti. Le sue azioni sono quelle di elevare le coste, di abdurre e ruotare esternamente la scapola e la fa aderire al torace. Nel dettaglio tira la scapola anteriormente (azione antagonista a quella dei romboidi), ma quando la porzione superiore e quella inferiore agiscono insieme la scapola viene compressa verso il torace, questa volta in sinergia con i romboidi. La porzione inferiore si attiva anche per consentire il movimento anterolaterale della scapola che permette l’elevazione del braccio. Tutte e tre le porzioni attivate insieme sollevano le coste nella respirazione. [9]

gran dentato
Il muscolo dentato anteriore, detto gran dorsale

Il muscolo sovraspinato origina dalla fossa sovraspinata della scapola e si inserisce superiormente tuberosità omerale. Abduce e ruota esternamente il braccio. Inizia il movimento di abduzione (es. nelle alzate laterali) da 0° a 15° partendo dal braccio unito al tronco.

Il sottospinato origina inferiormente alla fossa sottospinata della scapola e si inserisce medialmente alla grande tuberosità omerale. Ruota esternamente l’omero.

Il sottoscapolare origina dalla fossa sottoscapoalree si inserisce nella piccola tuberosità omerale. Adduce e ruota internamente l’omero. Stabilizza anteriormente la spalla.

Il piccolo rotondo (teres minor) origina dai due terzi superiori della porzione posteriore della scapola e si inserisce inferiormente alla grande tuberosità dell’omero. Ruota esternamente l’omero.

Il grande rotondo (teres major) origina dalla superficie posteriore e inferiore della scapola, si inserisce sul labbro posteriore del solco bicipitale. Adduce e ruota internamente l’omero.

Sovraspinato, infraspinato e piccolo rotondo contribuiscono alla stabilità dinamica della spalla.

Sentiamo spesso parlare di infortunio alla cuffia dei rotatori. I tendini di questi muscoli, soprattutto del sovraspinato, sono suscettibili a forze di compressione subacromiale. A causare ciò possono esserci movimenti inappropriati, scarsa dedizione alla fase di riscaldamento e condizionamento pre-attività, ridotta azione della borsa sub-acromiale nel proteggere i tendini. Come risultato si ha infiammazione, calcificazione, sfilacciamento e rottura del tendine.

Altro problema ricorrente è l’impingement, nello specifico la spalla del lanciatore, condizione di impingement in intrarotazione che colpisce coloro che compiono ripetutamente dei lanci (es. giocatori di baseball), ma anche pallavolisti e tennisti che compiono movimenti bruschi in cui abbassano l’arto superiore imprimendo una componente rotatoria (come avviene con la schiacciata nel volley e lo smash nel tennis).  [10]


Conclusioni

Come abbiamo appena visto, i muscoli della schiena vanno ben oltre il gran dorsale, il trapezio o i lombari. Abbiamo muscoli più superficiali e più profondi, abbiamo muscoli stabilizzatori e motori del movimento della scapola o dell’omero. Anatomicamente troviamo molti muscoli che influenzano la spalla. L’invito è quello di dedicare tempo al rinforzo o all’allungamento dei muscoli della schiena, perché possono influire negativamente sulla postura o sul low back pain. Un buon equilibrio tra i muscoli della schiena e quelli della regione anteriore del tronco dovrebbe essere uno degli obiettivi per chi si allena in palestra, per evitare scompensi e situazioni algiche.


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Bibliografia