La tecarterapia funziona? Vediamo cosa dicono gli studi

La Tecarterapia accelera la capacità di recupero del tuo corpo. Attiva i tuoi naturali processi antinfiammatori e riparativi dopo un trauma, uno sforzo fisico, un intervento chirurgico. Può combattere anche lo stress, l’invecchiamento, i disturbi del sonno. Questi sono tutti i magici effetti descritti dal principale produttore di questo tipo di diatermia sul suo sito internet, e noi, cercando di andare oltre al marketing ma basandoci più sugli aspetti scientifici, proveremo a capire se la tecarterapia funziona.


Come funzionerebbe la Tecar?

La Tecar si comporta più o meno come un condensatore. Un condensatore è un elemento elettrico dove due materiali conduttori sono separati da un materiale isolante. Sottoposto ad una corrente continua il condensatore ha l’utilissima capacità di trattenere le cariche elettriche per un determinato periodo di tempo. Nella modalità “resistiva” il materiale isolante è proprio il soggetto da trattare.

Qui però le cose si complicano un po’, perché nella Tecar in realtà si utilizza una frequenza alternata. La corrente non va solo in una direzione, ma si alterna: un pò in un senso e un po’ in un altro. Per cui se in un momento la piastra di “destra” era positiva in un istante successivo diventa negativa, viceversa fa la piastra di “sinistra”. Se nel materiale che sta tra le due piastre del condensatore vi sono degli ioni (come nel caso del corpo umano) questi cercheranno di raggiungere il polo opposto alla loro carica. Nella corrente alternata quindi corrono un po’ da una parte e un po’ dall’altra, sbattendo spesso tra di loro e producendo quindi energia termica. Si produce così calore “endogeno”. La cosa piace sempre un sacco perché da l’idea che sia naturalmente presente all’interno del nostro organismo e quindi non faccia male.


Una corrente elettrica come si comporterà, però, all’interno del corpo?

Se andiamo a vedere nel sito della Tecarterapia, viene scritto che nella modalità “capacitiva” il focus dell’azione sarà più superficiale e nei tessuti ricchi di acqua, mentre invece nella modalità resisteva sarà più vicina all’osso. In realtà le cose sono molto più complicate di così. Infatti il corpo non è un conduttore omogeneo di corrente. Alcune strutture conducono bene mentre altre conducono male. Le cellule poi si comportano di fatto come dei condensatori. Infatti quando viene generata una differenza di potenziale gli ioni tenderanno a correre da un una parte o dall’altra, alla stessa maniera si comporteranno le grosse proteine polari che si orienteranno in un senso o nell’altro rispetto al campo elettromagnetico. Ma né gli ioni né le proteine possono attraversare “senza permesso” la membrana cellulare. Per cui si accumuleranno da una parte o dall’altra fino a quando raggiungeranno la massima capacità del “condensatore” cellula. Ora un condensatore all’interno di una corrente elettrica si comporta di fatto come un filtro; in pratica la corrente non riuscirà a passare dentro la cellula a meno che la frequenza della stessa non sia abbastanza alta. La frequenza utilizzata dalle macchine Tecar  è di circa 0.5MHz. Ogni organo è caratterizzato da una suo rapporto tra cellule e tessuto extracellulare e quindi la corrente passerà in maniera differente nei diversi organi (da ricordare che il tessuto adiposo si comporta come isolante e lascia passare la corrente con difficoltà). Il punto della questione però è che la zona dove passerà la corrente, e che verrà di conseguenza scaldata, è dipendente da tre fattori principali: la frequenza della corrente, il tipo di tessuto attraversato e la costituzione del soggetto. Se isoliamo o meno una piastra ovviamente la differenza di potenziale sarà differente e la corrente indotta quindi diversa, tuttavia passera sempre “negli stessi punti”. Oltre all’effetto termico della Tecar sarebbero poi teorizzati altri effetti non termici che porterebbero ad una accelerazione della riparazione tissutale ed un effetto antiedemigeno. Mi preme anche qui sottolineare che studi che attestino ciò non ce ne sono, neanche in vitro, per cui possiamo solo considerarli teorici. Nella diatermia ad onde corte, molto più studiata in letteratura e che poggia su una base teorica molto più solida, gli stessi sono ancora oggi molto dibattuti.


Cosa dicono gli studi sulla Tecar?

Tutti i discorsi teorici sul suo funzionamento sono però inutili senza evidenze scientifiche sull’efficacia. Le evidenze scientifiche seguono una piramide, si passa dalle meta-analisi e revisioni sistematiche come massima forma di evidenza scientifica fino all’opinione degli esperti, che rappresentano solamente opinioni deboli, che dovrebbero essere prese in considerazione solamente in assenza di altre evidenze.

La piramide delle evidenze: all’apice le massime forme di evidenza scientifica, alla base quelle più deboli, che dovrebbero essere prese in considerazione solamente in mancanza di quelle superiori ed in attesa di migliori evidenze.

Meta-analisi e revisioni sistematiche rappresentano una summa di tutte le evidenze presenti, e si basano sul mettere insieme tutti gli studi clinici randomizzati pesandone gli effetti.

Gli studi clinici randomizzati devono essere fatti a “doppio cieco”, ossia ci dovrebbero essere due gruppi, uno di studio (in questo caso di persone trattate con Tecar) ed uno di controllo (trattate per esempio con una Tecar finta). Oltre al paziente, neanche l’operatore dovrebbe sapere se sta utilizzando uno strumento vero o finto per non influenzare il risultato.

Partiamo dalle migliori evidenze, sulla Tecar non è stata pubblicata nessuna meta-analisi o revisione sistematica. Questo non deve stupirci poichè per pubblicare questo tipo di pubblicazione devono esserci degli studi clinici su cui basarsi, arrivare a delle conclusioni e pesarne gli effetti.

Bene, in ben 25 anni di utilizzo della Tecarterapia in italia sono stati effettuati ben ZERO studi clinici randomizzati a “doppio cieco”. Solamente nel maggio 2018 è stato pubblicato uno studio spagnolo (Duñabeitia I et al, 2018), che evidenziava come non ci siano effetti significativi sul recupero (misurati attraverso parametri fisiologici come la concentrazione di lattato nel sangue, la VO2, la frequenza cardiaca e i parametri ventilatori) tra un gruppo sottoposto ad una seduta di 15 minuti per gamba con modalità “resistiva” seguita da altri 10 minuti in modalità “capacitiva” e un altro gruppo a cui, invece, è stato semplicemente chiesto di rimanere seduto per mezz’ora.

Scendendo dalla piramide delle evidenze, possiamo trovare in letteratura altri studi (Casagrande et al, 2016) (Osti R et al, 2015) (Costantino C et al, 2005) (Notarnicola A et al, 2017) dalla metodologia dubbia o con l’assenza di gruppo di controllo, a cui è difficile dare un peso considerevole.

Utilizzando delle parole più generiche sulle banche dati (es: “diathermy”), troviamo una quantità maggiore di studi che però si basano soprattutto sulle microonde, la cui efficacia è ancora dibattuta seppur sia presente una buona quantità di pubblicazioni. Questo non ci deve però trarre in inganno poichè la Tecar, invece, si basa su onde medie, nello specifico 0,488 MHz.

Visto che tutto ciò non ci ha ancora convinto per niente, andiamo a valutare le opinioni degli esperti, che rappresentano una delle più basse forme di evidenza, ma da prendere in considerazione quando non si ha altro a disposizione. Gli esperti in questo caso non sono i fisioterapisti o medici sportivi dell’Inter o del Milan, che utilizzano la tecar meramente per accordi commerciali, ma esperti internazionali con dottorati di ricerca e decine di pubblicazioni scientifiche.

Alessandro Giannini, medico chirurgo specialista in Medicina fisica e Riabilitazione, ha chiesto ad alcuni esperti internazionali cosa pensassero della tecarterapia e le loro risposte sono state abbastanza eloquenti.

Peter O’Sullivan, professore alla Curtin University in Australia, uno dei massimi esperti di mal di schiena con 601 studi indicizzati, ha risposto che “non ne ha mai sentito parlare”. Partiamo bene.

Jill Cook, la massima esperta sulla fisiopatologia e sulla riabilitazione delle tendinopatie degli arti inferiori, autrice di più di 100 articoli indicizzati, e professoressa alla La Trobe University di Melbourne, conferma di “non averla mai sentita nominare, e di non trovarla su Google”.

Per quanto riguarda gli esperti della spalla, Alessandro Giannini ha scelto di chiedere informazioni a Jo Gibson, anche per allontanarsi un pò dall’Australia. Jo è una fisioterapista esperta di spalla di fama internazionale. Lavora a Liverpool dove fa parte dell’Upper Limb Unit. E’ membro della EUSSER di cui è anche stata vicepresidente.

Anche a Liverpool risposta negativa, non hanno mai sentito parlare di Tecar.

Alessandro Giannini fa inoltre una precisazione:

“Vi faccio notare che questo differenzia la Tecar da tutte le altre terapie fisiche. Il Prof O’Sullivan potrebbe pensare che ad esempio l’ipertermia nel dolore lombare non serva a niente, o la Professoressa Jill Cook pensare che il laser nelle tendinopatie sia inutile (ed in effetti è così), ma almeno sono metodiche che conoscono! Della Tecar all’estero non ne hanno mai neanche sentito parlare!”

PER APPROFONDIRE: J’accuse, dobbiamo smetterla di utilizzare la tecar? Di Alessandro Giannini.


Conclusione

La Tecar ha una diffusione quasi esclusivamente in Italia, all’estero è sconosciuta, sembra più una logica commerciale che scientifica, visto che nel 2018 se effettivamente avesse tutti i risultati promessi verrebbe adottata da moltissimi fisioterapisti in tutto il mondo.

Gli studi scientifici sull’efficacia della Tecar sull’uomo nelle patologie muscolo-scheletriche sono pochissimi, non pubblicati in riviste di rilievo e quasi solo di autori italiani. Studi che ci possano permettere di dire che funzioni sopra ogni ragionevole dubbio non ce ne sono, e se non ne sono stati pubblicati in 25 anni di utilizzo della Tecar qualche motivo ci sarà. E’ pur vero che non ce ne sono che sostengono il contrario ma in Europa vige da sempre il principio di precauzione sulle questioni scientifiche controverse, fortunatamente. E l’Italia, famosa negli ultimi anni per i metodi “Stamina” o “Di Bella”, non si dovrebbe permettere di supportare ancora una volta l’utilizzo di metodi senza nessuna evidenza scientifica, soprattutto per proteggere la salute delle persone.

La tecarterapia è una metodica che si basa su una teoria fisica discutibile, su studi scientifici sull’uomo praticamente inesistenti e completamente sconosciuta ai massimi esperti mondiali. Il suo meccanismo d’azione è verosimilmente dovuto ad un elaborato effetto placebo sul paziente e sul terapista.


Articolo scritto da Niccolò Ramponi e Stefano Diprè, fisioterapisti OMPT laureati presso l’Università di Verona e con Master in riabilitazione dei Disordini Muscoloscheletrici presso l’Università di Genova. Fortemente ispirato alla serie di articoli pubblicati da Alessandro Giannini.

 

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Niccolò Ramponi

Laureato in Fisioterapia presso l'Università di Verona, Master in Riabilitazione dei Disordini Muscoloscheletrici presso l'Università di Genova, Personal trainer FIPE di I° Livello, Appassionato di Sport e dei suoi risvolti scientifici.

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