La propriocezione: cos’è e a che cosa serve?

La propriocezione, detta cinestesia, rappresenta la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio, anche senza il supporto della vista. 

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La propriocezione rappresenta la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio, anche senza il supporto della vista. La propriocezione, detta anche cinestesia, assume un’importanza fondamentale nel complesso meccanismo di controllo del movimento.

La maggior parte delle conoscenze attuali sulla propriocezione derivano dagli studi effettuati sui fusi neuromuscolari. Quest’ultimi, insieme agli organi muscolo-tendinei di Golgi ed ai meccanocettori articolari forniscono alla corteccia ad ai centri superiori tutte le informazioni necessarie di tipo propriocettivo e cinestesico, indispensabili per l’esecuzione di compiti motori complessi.


I fusi neuromuscolari

I fusi neuromuscolari sono strutture che si sviluppano all’interno della muscolatura striata in tutta la sua lunghezza formate da otto fibre intrafusali specializzate, circondate da tessuto connettivo. Le fibre intrafusali sono distribuite in parallelo con quelle extrafusali, ossia quelle chiamate genericamente fibre muscolari e dotate di contrazione, al contrario di quelle intrafusali che hanno solo il compito di generare afferenze propriocettive. Sono innervate da due tipi di fibre nervose, primarie e secondarie.

Le fibre nervose primarie sono di tipo Ia ed hanno una risposta rapida in seguito ad un cambiamento della lunghezza muscolare, la loro funzione è quindi quella di trasmettere informazioni che riguardano la dinamica degli arti, la velocità e la direzione del movimento. Le terminazioni secondarie, invece, di tipo IIb, producono una risposta ad un allungamento costante del muscolo, forniscono quindi informazioni sulla posizione statica degli arti.

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I fusi neuromuscolari, fondamentali per la propriocezione

Le fibre intrafusali, seppur non producono contrazione nel muscolo, sono esse stesse fibre contrattili e sono controllate da un gruppo di motoneuroni specializzati, i motoneuroni gamma, che si trovano a livello del corno ventrale del midollo spinale. Il livello di contrazione di queste fibre è determinante per regolare la sensibilità dei fusi in seguito ad un allungamento. Infatti se noi dovessimo camminare su un’asse molto stretta, la nostra propriocezione aumenterebbe, perchè, in seguito al pericolo percepito, i motoneuroni gamma scaricano con una frequenza maggiore facendo contrarre le fibre intrafusali. Più le fibre intrafusali sono contratte più sono sensibili ad un allungamento e quindi ci permettono di correggere in maniera più precisa i movimenti. Ecco perchè camminando in precario equilibrio notiamo tutte queste piccole contrazioni muscolari di correzione del movimento e del baricentro, proprio perchè una maggiore attività dei motoneuroni gamma ha indotto una maggior contrazione delle fibre intrafusali ed un’aumento della loro sensibilità allo stiramento, cosa che non succede durante la deambulazione normale, dove i movimenti sono fluidi e queste piccole contrazioni non sono presenti. Questo viene chiamato guadagno del riflesso miotatico, presente in maniera accentuata anche nelle situazioni in piedi su un autobus in movimento dove l’accorciamento delle fibre intrafusali permette una rapida risposta ad ogni piccolo stiramento. Se così non fosse ci vorrebbe uno stiramento muscolare maggiore per produrre la stessa forza e questo potrebbe essere un problema nel rispondere in tempo alle perturbazioni esterne come i movimenti dell’autobus. Lo stato di contrazione delle fibre intrafusali determina il tono muscolare.


Organi muscolo tendinei del Golgi

Gli organi muscoli tendinei del Golgi, invece, non sono sono disposti in parallelo rispetto alle fibre extrafusali ma in serie, uno ogni 20-25 fibre. La loro funzione è quella di evitare eccessive tensioni prodotte all’interno del muscolo inibendo il muscolo stesso. Un’eccessiva contrazione muscolare, che potrebbe essere lesiva nei confronti del muscolo e tendine, viene captata dai recettori di questi organelli posti alla confluenza tra tessuto muscolare e tendineo stimolando la frequenza di scarica delle loro fibre efferenti di tipo Ib. Queste fanno parte di un circuito monosinaptico arrivando alle corna ventrali del midollo spinale dove prendono contatto con degli interneuroni inibitori che inibiscono i motoneuroni alfa addetti alla contrazione del muscolo stesso. Diminuisce così la tensione muscolare prodotta ed il rischio di lesioni. Al contrario però dei fusi neuromuscolari, gli organi muscolo-tendinei di Golgi non rispondono ad aumenti di tensione passivi, ma solo aumenti di tensione attivi dovuti alla contrazione muscolare.

Immagine di “inbici.net”

Le modalità con cui ciascuna di queste afferenze propriocettive porta il contributo alla percezione della posizione degli arti del movimento della forza muscolare rimane a tutt’oggi un argomento di ricerca esperimenti condotti attraverso l’utilizzo di vibratori per stimolare i fusi neuromuscolari di specifici i muscoli hanno prodotto comincia in più prova del fatto che l’eccitazione di queste afferenze da origine è una vivida sensazione di movimento in arti immobilizzati.
Per esempio, la stimolazione del bicipite induce la sensazione che il gomito si stia portando in posizione estesa, come se il bicipite fosse stirato. Simili sensazioni di movimento possono essere evocate in muscoli posturali e facciali.
In questi casi la sensazione illusoria viene avvertita solo se durante la prova la persona è bendata e non può vedere la posizione dell’arto. Questo dimostra che, anche se le avvertenze propriocettive sono in grado di fornire da sole informazioni sulla posizione degli arti, in normali condizioni fisiologiche sono molto importanti anche le informazioni visive.
Un tempo si credeva che i meccanorecettori articolari fossero i più importanti nel fornire le informazioni sulla posizione dei segmenti corporei nello spazio. In realtà essi svolgono in ruolo secondario nella propriocezione, ma sembrano svolgere un ruolo importante nella determinazione della posizione delle dita.


Allenamento della propriocezione

Negli sportivi, nelle persone attive, ma anche nelle persone sedentarie che non sono sottoposte spesso a stimoli dall’esterno di natura perturbante è importante allenare la propriocezione per preparare il corpo ed il sistema nervoso a rispondere in modo corretto ed adeguato alle perturbazioni che riceve. Ci sono moltissimi modi per fare questo e ne parleremo nel prossimo articolo sull’allenamento della propriocezione.

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Il secondo, la tavoletta propriocettiva, essendo una superficie rigida, consente di migliorare la gestione più a livello di movimenti globali di equilibrio, attraverso il re-training del pattern di caviglia e del corretto schema di attivazione motoria dei muscoli dell’arto inferiore. Possono essere effettuati entrambi sia in appoggio monopodalico che bipodalico.


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