La Dieta Scarsdale funziona?

La dieta Scarsdale (chiamata anche dieta SMD, acronimo di Scarsdale Medical Diet) è uno dei primi tipi di regime alimentare a diffondersi come una moda a livello mondiale. E’ stato messo a punto negli anni 70 dal dott Herman Tarnower, un medico statunitense che lavorava nello Scarsdale Medical Center (dove Scarsdale è una cittadina della contea di Westchester, a New York).

La dieta si basava sullo slogan “10 chili in 14 giorni” (“20 pounds in 14 days”, nella versione inglese originale), che ha favorito il rapido sviluppo della Dieta Scarsdale. In effetti il regime alimentare deve essere seguito per un periodo di 14 giorni per poi passare ad una dieta di mantenimento e riprendere successivamente l’alimentazione controllata solo a partire dell’eventuale acquisizione di 2kg oltre il proprio peso forma.

Il dott Tarnower, con Samm Sinclair Baker, creò la dieta Scarsdale partendo da alcune considerazioni fatte sui militari reduci dalla Guerra del Vietnam. Aveva visto che pur essendo sottoposti allo stress della guerra avevano un rischio cardiovascolare dimezzato rispetto a quello medio della popolazione degli Stati Uniti, questo è stato associato ad un regime povero di grassi e carboidrati. Come in molte diete che hanno raggiunto notevole popolarità, anche per la dieta Scarsdale esistono alcune varianti, più o meno estremizzate.


La Dieta Scarsdale

La dieta Scarsdale è un regime di tipo ipocalorico, ossia che tiene in considerazione un introito calorico inferiore rispetto a quello consumato, con una netta prevalenza di proteine ed una limitazione importante dei carboidrati. Appartiene infatti a uqelle che sono chiamate in inglese diete low carb, appunto dei regimi con un basso apporto di glucidi.

Il regime alimentare originale prevedeva una precisa distribuzione dei macronutrienti: il 43% proteine, il 22,5% di grassi ed il 34,5% di carboidrati.

Chi vuole aderire a questo tipo di dieta dovrebbe seguire delle regole di base:

  • Mangiare solo gli alimenti riportati nella dieta senza alcuna sostituzione; in particolare sono esclusi dalla dieta tutti i derivati dai cereali e quindi fonti glucidiche;
  • L’insalata e la verdura vanno condite con limone o aceto, mai con l’olio;  è possibile utilizzare i condimenti alla vinaigrette e alla senape o altri condimenti riportati nel testo;
  • Non bere alcool e fumare; le uniche bevande che sono consentite sono il caffè ed il tè, entrambi non zuccherati;
  • Smettere di mangiare quando ci si sente sazi per non sovraccaricare il sistema digestivo;
  • Evitare spuntini fuori dai pasti; è possibile, nel caso, consumare alimenti come carote e sedano, nella quantità desiderata.
  • Mangiare solo carne molto magra, cotta senza utilizzare sostanze grasse burro, margarina, olio;
  • Non prolungare la dieta oltre i 14 giorni.

i soggetti devono seguire un programma dietetico in cui ogni giorno sono descritti tutti i cibi da assumere. La colazione è molto ridotta, si consiglia solamente tè o caffè, ed al limite un succo di frutta. Vengono anche proposti l’utilizzo di dolcificanti artificiali, soprattutto a base di erbe, per ridurre il rischio di voglia di alimenti dolci. La dieta Scardale ha però l’importante caratteristica di non prevedere una restrizione calorica, ossia è possibile mangiare una quantità indefinita di alimenti seguendo però sempre le regole fondamentali. Questo deriva dal fatto che una dieta ricca di alimenti proteici e povera di carboidrati è molto più saziante e seguendo la regola di smetter di mangiare quando si è sazi permette una restrizione calorica automatica, senza tenere in considerazione direttamente le calorie assunte.

Dieta Scarsdale
La carne, alla base della Dieta Scarsdale

La dieta Scarsdale funziona davvero?

La Dieta Scarsdale presenta vantaggi e svantaggi che devono essere pesati per il corretto raggiungimento degli obiettivi. E’ sempre meglio consultare un nutrizionista per avere un parere di una figura esperta visto che spesso le diete fai da te peggiorano i problemi di peso sul lungo periodo.

Tra gli svantaggi possiamo citare:

  • Errata ripartizione dei macronutrienti: La dieta Scarsdale presenta una ripartizione dei macronutrienti molto sbilanciata verso le proteine (43%), rispetto a carboidrati (34,5%) e grassi (22,5%).
  • Demonizzazione insensata alcuni alimenti: La demonizzazione di alcool e fumo è sempre positiva,soprattutto se in eccesso, molto meno intelligente è la demonizzazione di tutti i grassi di condimento, anche il semplice olio extravergine d’oliva. Inoltre sono banditi tutti i derivati dai cereali.
  • Rischio di effetto boomerang: Seguire una dieta precompilata senza capire il perchè dell’assunzione di determinati alimenti o macronutrienti è sbagliata a prescindere. Infatti, passati quei 14 giorni di regime guidato, c’è il rischio molto alto di riprenderli con interessi non riuscendo a stabilizzare l’alimentazione. E’ importante infatti assumere una coscienza alimentare sulle regole di base dell’alimentazione da poter applicare costantemente creando delle abitudini alimentari che se protratte possono portare a molti miglioramenti a lungo termine.

Tra i vantaggi possiamo citare:

  • Sazietà e scarso senso di fame: La grande quantità di proteine insieme ad una quota modesta di grassi permette di mantenere un senso di sazietà costante durante la giornata ed evitare i sensi di fame.
  • Varietà degli alimenti: La dieta permette inoltre di introdurre alimenti di vario tipo con una buona varietà nell’alimentazione.
  • Bilancio Calorico: La possibilità di non contare le calorie durante la giornata permette di togliersi un peso ed avere molte più libertà e meno restrizioni. Bisogna però seguire le regole soprattutto sul senso di fame.

La dieta Scarsdale negli sportivi

La dieta Scarsdale non prevede l’accoppiamento di esercizio fisico al regime dietetico. Il bilancio calorico negativo rende inoltre molto faticoso e difficile eseguire delle attività sportive, soprattutto ad alta intensità. E’ quindi sconsigliata agli sportivi, soprattutto per la mancanza di un substrato glucidico fondamentale per chi fa sport. Per soggetti non abituati potrebbero comparire infatti segni di ipoglicemia.

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Articolo adattato da Albanesi.it

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