Insulino resistenza: cosa fare?

L'insulio resistenza avviene quando le cellule dell'organismo riducono la propria sensibilità all'azione dell'insulina. Analizziamo l'argomento in questo articolo

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Insulino resistenza, argomento molto delicato su cui la comunità scientifica da diversi anni sta ponendo molta enfasi sulle alterazioni ormonali e metaboliche derivanti dal binomio tra la sedentarietà e l’obesità viscerale, risultando evidente che tale binomio sia alla base dell’insorgenza della oramai nota insulinoresistenza, condizione per la quale risulta profondamente alterato il signaling biochimico dell’ormone e da cui scaturirà una condizione di iperinsulinemia compensatoria finalizzata al mantenimento dell’euglicemia.

Insulino resistenza sintomi

insulino resistenza
Insulino resistenza

Quando parliamo di insulino resistenza bisogna far chiarezza sui sintomi che possono conseguirne.

Il progressivo accumularsi di grasso nell’area peri-viscerale dell’addome il primum movens dell’insorgenza di queste alterazioni endocrino-metaboliche, difatti, è noto al mondo medico che dal tessuto adiposo viscerale (VAT) si verrà a generare un profilo secretivo citochinico pro-infiammatorio e dunque sfavorevole, tra cui andrà a spiccare la secrezione di IL-1, IL-6 e TNFα, implicati proprio nell’alterazione del signaling insulinico.

Un altro aspetto che entrerà nel circuito dell’obesità viscerale e della resistenza insulinica sarà la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), dal momento che in conseguenza di un VAT ipertrofico si avranno aumentati livelli di acidi grassi liberi (FFA) che mediante la circolazione portale verranno indirizzati al fegato.

Ciononostante, la relazione tra la resistenza insulinica e la steatosi epatica non alcolica (NAFLD) risulta chiaramente bi-direzionale, a conferma di ciò studi in vivo hanno oramai più volte evidenziato che l’IR andrà a promuovere la sintesi di trigliceridi epatici a partenza degli acidi grassi liberi circolanti mediante i percorsi di lipogenesi de-novo e che la stessa steatosi epatica non alcolica (NAFLD) andrà ad esprimere un profilo infiammatorio locale e sistemico peggiorando la resistenza anche attraverso alterazioni dei livelli dell’epatochina fetuina-A.

Per quanto tale disregolazione metabolica vada ad interessare molti organi ed apparati inducendone profonde alterazioni fisiopatologiche, tale condizione clinica risulterà priva di sintomatologia specifica e pertanto tenderà a passare inosservata anche per molti anni.

Ad una visita medica accurata il principale segno clinico che permetterà di sospettare tale resistenza sarà la presenza di una zona iperpigmentata chiamata Acanthosis Nigricans a carico delle regione nucale o delle pieghe del collo e regione ascellare, la cui presenza imporrà la necessità di eseguire le valutazioni biochimiche atte a ricercare tale condizione.

Insulino resistenza diagnosi

Ancora oggi la diagnosi per l’insulino resistenza , o comunque il gold standard per diagnosticare e quantizzare tale condizione, rimane il Clamp euglicemico iperinsulinemico; tuttavia, in relazione alla durata ed alla complessità di tale test il suo utilizzo è di esclusivo appannaggio scientifico con scarso o nullo utilizzo in contesti clinici.

La diagnostica di tale condizione metabolica è ad oggi resa più agevole da alcuni indici che prendono in considerazione il valore della glicemia e dell’insulinemia nel prelievo eseguito al mattino e dopo 12 ore di digiuno, e sono l’HOMA Index (Indice HOMA) e QUICKI Index, per i quali la normalità la si avrà per valori insulina <2,5 per l’HOMA e valori variabili in relazione al BMI del paziente per quanto riguarda il QUICKI.

Il riscontro di un indice sospetto per insulino resistenza potrà ulteriormente essere confermato mediante l’esecuzione del test orale di tolleranza al glucosio (OGTT), esame che prevede la misurazione della glicemia e dell’insulinemia sia a digiuno che in maniera cadenziata dopo aver bevuto una soluzione acquosa contenente 75 grammi di glucosio.

Tale esame permetterà di evidenziare una condizione di iperinsulinemia nelle varie fasi della curva, valutandone l’entità dell’incremento rispetto al valore insulina normale di 25 μU/ml.

Insulino resistenza dieta

Per quanto la comunità scientifica sia concorde nel ritenere l’approccio dietoterapico prioritario nella gestione di tale disregolazione metabolica allo stesso tempo non sono state evidenziate reali superiorità di un protocollo dietetico rispetto ad un altro, mostrandosi il deficit calorico il vero perno su cui ruoterà la riduzione dell’adiposità viscerale indipendentemente dai rapporti tra i nutrienti.

Ciononostante l’approccio a tale sindrome mediante dieta chetogenica sta mostrando ottimi risvolti, evidenziandosi la sua capacità di migliorare gli indici sopracitati: HOMA-IR, HOMA-β ed i livelli plasmatici di insulina.

E’ però evidente che la dieta chetogenica, per sua natura caratterizzato dall’avere una breve durata temporale, debba necessariamente essere seguito, nel lungo periodo, da un approccio nutrizionale bilanciato e con una predilezione per i cibi non processati, dall’alto valore nutrizionale e preferibilmente dal basso indice glicemico e carico glicemico, mirando ove necessario all’ulteriore riduzione dell’adiposità viscerale.

L’approccio dietoterapico dovrà necessariamanete essere affiancato dal praticare regolare attività fisica, la quale sarà capace di migliorare l’espressione cellulare del trasportatori del glucosio GLUT4 mediante meccanismi indipendenti dall’insulina, promuovere la secrezione di miokine benefiche per il nostro metabolismo come l’Irisina e di migliorare la stessa sensibilità insulinica sia muscolare che epatica.

Il profilo glicemico mostrerà miglioramenti sempre maggiori al crescere dell’intensità allenante nonché alla pratica combinata di esercizi ad impronta aerobica e di muscolarità.

Resistenza all’insulina cura

Nella maggior parte dei casi in caso di insulina resistenza l’unica cura è quella farmacologica.

Notoriamente il caposaldo della terapia farmacologia è il farmaco insulino-sensibilizzante Metformina, mentre, l’approccio nutraceutico mostra un più ampio ventaglio di molecole che a loro volta permetteranno di migliorare la sensibilità insulinca, tra le quali spiccano: l’Inositolo, l’acido α lipoico, berberina e molti altri caratterizzati da minori dati scientifici.

Partendo dalla valutazione dell’acido α-lipoico, molecola notoriamente antiossidante e che entra nella tappe biochimiche che portano alla trasformazione del piruvato in Acetil-CoA mediante la decarbossilazione ossidativa, è stata dimostrata la sua capacità di stimolare l’assorbimento del glucosio mediante la stimolazione della traslocazione e regolazione dell’attività dei trasportatori cellulari GLUT4 e GLUT1 in maniera simile, ed indipendente, all’insulina, mediante le vie biochimiche del PI 3-Kinasi e p38 MAPK.

L’efficacia di tale molecola è stata dimostrata anche in pazienti affetti da Diabete Mellito di tipo 2 già in terapia farmacologica, in tale contesto la supplementazione di α-lipoico a rilascio modificato ha ridotto ulteriormente i valori di fruttosamina ed HbA1c.

L’inositolo è l’altra molecola particolarmente utile nella gestione dell’insulino-resistenza, secondo messaggero intracellulare delle tappe biochimiche che vedono la trasduzione del segnale a partenza dalla membrana cellulare la cui carenza è stata evidenziata in contesti di resistenza insulinica con evidenza clinica di PCOS e Diabete mellito gestazionale.

Proprio in relazione a tale meccanismo biochimico, la sua supplementazione orale nelle due formulazioni MYO e D-Chiro, rientra a pieno titolo nella gestione nutraceutica delle patologie sopra citate e per indurre l’ovulazione.

Infine la berberina sta acquistato notevole valore clinico grazie alle sue doti insulino-sensibilizzanti, ipocolesterolemizzanti e di modulazione del microbiota intestinale. 

La relazione tra berberina e miglioramento del profilo glico-metabolico lo si avrà grazie a molteplici aspetti tra cui: l’attivazione della via dell’ AMPK, la modulazione del microbiota intestinale, l’inibizione della gluconeogenesi epatica, la stimolazione della glicolisi nelle cellule dei tessuti periferici, la stimolazione intestinale alla secrezione diell’ormone GLP-1, l’aumento del trasportatore del glucosio.

Conlusioni

In relazione agli importanti risvolti clinici che l’insulino resistenza ha sulla salute, è evidente che tutti gli operatori sanitari debbano avere consapevolezza e conoscenze tali da garantire una corretta diagnosi ed un percorso clinico idoneo a contrastarla facendola regredire. Come sempre in ambito medico ciò potrà essere garantito dalla cooperazione di più figure professionali che lavoreranno per il raggiungimento di un obiettivo comune.

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