Gomito: Anatomia e Biomeccanica

Il gomito è un’articolazione composta da tre capi articolari contenuti in un’ unica capsula articolare, questi sono:

  • la omero ulnare;

  • la omero radiale;

  • la radio ulnare prossimale

in caso di rigidità della capsula è utile produrre delle piccole tensioni mantenute per un po’ di tempo (far tenere una bottiglietta d’acqua in mano con avambraccio supinato).

63_gom_art


Articolazione Omero Ulnare

L’articolazione omero-ulnare è composta dalla troclea (meccanicamente rappresentata come una specie di carrucola) e quindi si ha una gola (troclea omerale) che ospita una cresta (ulna) che indietro termina col becco olecranico e avanti col becco coronoide (è simile ad un apriscatole).

Avendo sia la troclea che la cresta sigmoidea uno sviluppo di 180° risulta che questa articolazione guida totalmente il movimento di flesso estensione, senza permettere lussazioni.


Articolazione omero radiale

L’articolazione omero-radiale si compone di una emisfera sita anteriormente al condilo e in asse con la troclea (è una emipalla che fa una emistrada) e di una cupola radiale (superficie superiore del capitello radiale) che si adatta ad essa. In questa articolazione manca uno sviluppo posteriore come per la omero ulnare infatti in posizione di massima estensione (posizione 0) il capitello radiale è solamente in parte a contatto con l’epicondilo laterale.

Così come emisfera e troclea sono un tutt’uno all’estremità del condilo omerale, anche dall’altra parte capitello radiale e cavità sigmoidea dell’ulna sono un tutt’uno grazie al legamento anulare.


La Paletta Omerale

È l’estremità inferiore dell’omero, appiattita dall’avanti all’indietro (distalmente si allarga e assottiglia), con le superfici articolari, troclea e condilo, nella sua parte inferiore. Presenta due incisure: sovratrocleare e oleocranica, che si assottigliano e in alcuni casi la perforano nel mezzo e che servono ad ospitare i due becchi (coronoide e olecranico) amplificando così il movimento di flessoestensione. A volte è presente un cuscinetto adiposo con la funzione di garantire un fine corsa morbido nell’estensione.

Nell’ulna la fossa sigmoidea è inclinata di 45° in alto e avanti, analogamente la paletta omerale (con troclea ed epicondilo) è orientata in basso e in avanti con un angolo di 45°. Ciò permette a gomito esteso di avere le diafisi di ulna e omero in asse e a gomito flesso di averle parallele (lasciando uno spazio per accogliere le masse muscolari). Se così non fosse la flessione sarebbe limitata a 90° oppure (in caso di larga perforazione della paletta) le ossa nella flessione entrerebbero in contatto, senza lasciare alcun spazio per le masse muscolari.

gomitolegamenti

 


I legamenti del gomito

  • Legamento collaterale ulnare

È composto da due fasci fibrosi robusti che partono dall’epicondilo mediale dell’omero e si indirizzano uno anteriormente al processo coronoideo e uno posteriormente che raggiunge il margine dell’olecrano.

  • Legamento collaterale radiale

    Va dall’epicondilo laterale dell’omero fino al legamento anulare. Oltrepassa il capitello radiale e giunge fino all’ulna.

  • Legamento anulare

    forma l’articolazione radioulnare prossimale che è osteofibrosa (cavità ossea più il legamento anulare che tiene assieme radio ed ulna). Questo è molto importante perché la testa del radio è ovaloide quindi a volte presenta un diametro maggiore a volte minore, è quindi necessaria la struttura fibrosa che ha la possibilità di stirarsi e permettere la pronosupinazione.

Le limitazioni nell’estensione:

prima interviene il becco olecranico, successivamente anche la capsula e il bicipite. Se si continuasse nell’estensione potrebbero presentarsi due casi:

  1. rottura dell’olecrano e della capsula (che era già in tensione);

  2. lussazione posteriore del radio (non essendoci posteriormente un vero e proprio rapporto articolare, che comunque diminuisce andando sempre più indietro), si avrebbe così una perdita della mobilità, inoltre si verifica anche lo stiramento della capsula e il danneggiamento di vasi, nervi, legamenti…

Le limitazioni nella flessione:

la maggior parte è dovuta alla presenza delle masse muscolari. A questo poi si aggiunge il fine corsa osseo del capitello radiale che è più precoce di quello della coronoide nella cavità sovratrocleare e inoltre si potrebbe verificare uno stiramento capsulare posteriore.


I muscoli motori della flessione di gomito

I muscoli motori della flessione del gomito sono essenzialmente tre:

  • il brachiale anteriore: monoarticolare, esso è esclusivamente flessore del gomito (è uno dei rari muscoli del corpo che ha una sola funzione);

  • il brachioradiale: che si estende dall’apofisi stiloide del radio al margine esterno dell’omero. Il suo ruolo fondamentale è la flessione del gomito. Diventa supinatore, molto blandamente solo nei gradi estremi della pronazione (analogamente è pronatore nei gradi estremi della supinazione);

  • il bicipite brachiale: è il principale muscolo flessore. La sua inserzione inferiore è concentrata sulla tuberosità bicipitale del radio. Le sue origini non sono sull’omero (è dunque un muscolo bi-articolare) ma sulla scapola con due capi:

    • il capo lungo sul tubercolo sovra-glenoideo dopo aver attraversato l’articolazione;

    • il capo breve sul becco dell’apofisi coracoidea.

Nell’estensione l’unico muscolo motore è il tricipite.


Pronosupinazione del gomito

È il movimento rotatorio dell’avambraccio. Abbiamo l’intervento di due articolazioni dipendenti:

  • Radio ulnare prossimale (ginglimo laterale)

  • Radio ulnare distale (trocoide)

Trocoide: cilindro che ruota in un cilindro (anche se non è proprio così).

Il movimento è guidato principalmente dalla radioulnare prossimale. Pur essendo un movimento di gomito (ad avambraccio flesso a 90°, poiché in estensione chi ruota è la gleno omerale) a beneficiarne è soprattutto il polso e quindi la mano.

Meccanica della pronosupinazione:

Per conoscere la modalità di azione dei muscoli motori è importante analizzare da un punto di vista meccanico la forma del radio. Quest’osso è costituito da tre segmenti la cui unione disegna grossolanamente una manovella:

  • il collo (segmento superiore, obliquo in basso e in dentro) forma con il segmento medio (parte media della diafisi, obliqua in basso e in fuori) un angolo ottuso aperto in fuori, la cui sommità è occupata dalla tuberosità bicipitale, inserzione del bicipite (1). Questi due segmenti disegnano insieme la “curvatura supinatrice” del radio;

  • il segmento medio forma con il segmento inferiore (obliquo in basso e in dentro), un angolo ottuso aperto all’interno la cui sommità è il luogo di inserzione del pronatore rotondo (2). Questi due segmenti disegnano insieme la “curvatura pronatrice” del radio.

Per muovere questa manovella esistono due mezzi:

  • tirare una corda attorcigliata su una delle due branche (freccia 1);

  • tirare sulla sommità di una delle curvature (freccia 2).

Questo è il meccanismo di azione dei muscoli della pronosupinazione, quindi per ciascuno dei movimenti c’è un muscolo corto e piatto che agisce per rotazione (è attorcigliato all’osso e lo srotola) e un muscolo lungo, inserito sulla sommità delle due curvature, che agisce per trazione.

Muscoli supinatori:

  1. II corto supinatore (1), attorcigliato attorno al collo del radio: agisce per rotazione.

  2. II bicipite (2), inserito sulla sommità della curva supinatrice a livello della tuberosità bicipitale agisce per trazione e la sua efficacia è massima quando il gomito è flesso a 90°. Questo muscolo è il più potente dei muscoli della prono-supinazione, per questo si avvita “ in supinazione ” col gomito flesso.

Muscoli pronatori:

  1. II pronatore quadrato (1), avvolto attorno all’estremità inferiore dell’ulna: agisce per “riavvolgimento” dell’ulna in rapporto al radio;

  2. II pronatore rotondo (2), inserito sulla sommità dalla curvatura pronatrice, che agisce per trazione, ma il suo momento d’azione è debole soprattutto sul gomito in estensione.

I muscoli pronatori sono meno potenti dei supinatori (ad esempio quando si deve svitare una vite bloccata, bisogna aiutarsi con la pronazione fornita dall’abduzione della spalla).

6417796771_f1a91af6e0_z

 

[Voti: 1    Media Voto: 1/5]

Niccolò Ramponi

Laureato in Fisioterapia presso l'Università di Verona, Master in Riabilitazione dei Disordini Muscoloscheletrici presso l'Università di Genova, Personal trainer FIPE di I° Livello, Appassionato di Sport e dei suoi risvolti scientifici.

niccoloramponi has 50 posts and counting.See all posts by niccoloramponi

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE