Diete iperproteiche: fanno male?

Vediamo se le diete iperproteiche sono realmente pericolose per il nostro corpo, prendendo in considerazione la fisiologia e le evidenze scientifiche.

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Quando si parla di proteine nell’alimentazione scende sempre una cupa cappa di diffidenza verso questo nutriente.

Le affermazioni:

  • “Troppe proteine danneggiano i reni…”
  • “Troppe proteine danneggiano il fegato…”
  • “Chi fa sport non dovrebbe assumere più proteine di una persona normale…”

sono prive di senso perché sempre decontestualizzate. Bisognerebbe prima definire il concetto di “troppe” e di “persona normale”.

Riguardo all’ipotetico danno renale, pensare che, per il semplice fatto che parte del metabolismo proteico passi per i reni, questo possa danneggiarli è una aberrazione mentale. Il nostro organismo non è un sacco che riceve passivamente gli alimenti. Tutto quello che ingeriamo va incontro a processi metabolici che l’organismo stesso mette in atto per trasformare ciò che in esso viene introdotto.

La fisiologia ci dice come funziona il metabolismo proteico.

In un soggetto che assume circa 100 g di proteine al giorno, il normale metabolismo proteico incorpora circa 100 g di aminoacidi dall’alimentazione e circa 200 g di aminoacidi endogeni, derivanti dal turnover proteico. Ossia il pool di aminoacidi liberi è di circa 300 g. Aumentare le proteine nell’alimentazione non significa che quelle proteine andranno a “costruire muscolo” o altre strutture proteiche, ma che una quota inferiore di proteine endogene verranno degradate.


Proteine e (l’ipotetico) danno renale

Le proteine (e, quindi, gli aminoacidi) vengono metabolizzati attraverso un processo di Transaminazione che, nella sua fase finale, trasforma l’aminogruppo degli aminoacidi in urea. Quest’ultimo processo avviene nel rene. Maggiore sarà il pool di aminoacidi liberi, maggiore sarà la produzione di urea. Ma questo non vuol dire che il rene si “danneggia” o va sotto stress, significa semplicemente che sta “lavorando” di più. La modificazione strutturale e funzionale  di un organo, qualora le condizioni lo richiedano, è un fatto fisiologico.

Se si aumenta l’attività fisica senza un concomitante aumento dell’apporto proteico, il pool di aminoacidi liberi aumenterà in ogni caso perché aumenterà la quota di aminoacidi endogeni, come conseguenza dell’aumentato turnover proteico. E il rene produrrà più urea.

In conclusione, aumentare l’attività fisica senza aumentare le proteine alimentari o aumentare le proteine alimentari senza aumentare l’attività fisica determinerà lo stesso risultato: aumento del pool di aminoacidi liberi.

Carne, fonte di proteine

Cosa s’intende per dieta iperproteica?

I termini Ipo-, Normo- e Iperproteica non hanno senso se non sono contestualizzati.

In ambito medico e nutrizionale si distinguono i seguenti casi:

DIETA IPOPROTEICA: apporto proteico al di sotto del limite di sicurezza (RDA), ossia meno di 0.8 g/Kg di peso corporeo.

DIETA NORMOPROTEICA: apporto proteico ottimale per condizioni normali, cioè tra 0.8 – 1.2 g/kg.

DIETA IPERPROTEICA: apporto proteico superiore alla norma, cioè superiore a 1.5 g/kg.

Questa classificazione, ovviamente, non tiene conto degli aumentati fabbisogni negli atleti o della vita attiva dei soggetti e non si definisce il concetto di “condizioni normali” o “norma”. Studi recenti evidenziano come siano da considerare ottimali i seguenti apporti:

– SOGGETTO SEDENTARIO: 1.2-1.5 g/kg

– SOGGETTO ATLETA: 1.5-2.5 g/kg

Nel primo caso la dieta è normoproteica per i sedentari, ma sarebbe ipoproteica per gli atleti. Nel secondo caso è normoproteica per gli atleti ma sarebbe iperproteica per i sedentari.


Apporto proteico ottimale: Vantaggi

Un adeguato apporto proteico offre diversi vantaggi, soprattutto nel medio e nel lungo termine:

– AZIONE SUL SENSO DI FAME E SAZIETÀ

L’assunzione di proteine determina un senso di sazietà che induce a mangiare meno.

– AUMENTO DEL DISPENDIO ENERGETICO

L’assunzione di proteine determina un adattamento della termogenesi che permette di controllare e mantenere a lungo termine adeguati livelli di grasso corporeo con conseguente:

– OTTIMIZZAZIONE DELL’OSSIDAZIONE DEI GRASSI.

I rischi associati a diete al alto contenuto proteico sono minimi se paragonati al rischio reale e documentato di obesità e delle sue conseguenze (Manninen – 2005).

A parte gli atleti, che seguono routine ad intensità cicliche di alimentazione/allenamento, lo sportivo non professionista deve avere un approccio razionale e considerare che l’apporto proteico è soltanto uno dei fattori da considerare nell’ipertrofia o nel dimagrimento. E, nella maggior parte dei soggetti, l’apporto proteico che garantisce i migliori risultati nel dimagrimento e nel metabolismo (anche in termini di sostenibilità) è di 1.5-2 g/kg di peso corporeo.


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