Curcuma e piperina: proprietà, miti ed evidenze scientifiche

La Curcuma longa, o semplicemente curcuma, è una pianta erbacea originaria dell’Asia sud-orientale largamente impiegata come spezie soprattutto nella cucina indiana, medio-orientale, thailandese e di altre aree dell’Asia. La parte della pianta di maggiore interesse è il rizoma, ridotto in polvere, ampiamente utilizzato nel curry e in mostarde, spesso responsabile del colore giallo e del sapore. La curcuma, inoltre, viene utilizzata come colorante alimentare e in tintoria.

Dalla curcuma si ottiene un estratto, la curcumina (3% medio), utilizzato principalmente come colorante vegetale. In realtà, con il termine curcumina, si intende una miscela di circa nove curcumine (o curcuminoidi). Come tutti gli estratti vegetali la composizione in curcumine può variare in funzione della varietà della pianta, al luogo di coltivazione, al periodo della raccolta, al processo di estrazione e altri fattori. Andiamo a vedere le proprietà della curcuma, i benefici, e soprattutto cosa dicono le evidenze scientifiche, per avere una visione più completa e reale su questa pianta.

Composizione della curcuma

La curcumina nella medicina tradizionale

La medicina ayurvedica ritiene che la curcuma sia dotata di molte proprietà medicinali ed è molto utilizzata in India come antisettico per tagli, scottature e contusioni.

Sull’onda emotiva per il fascino dell’esotico si è generato un interesse sempre crescente verso questo estratto per il quale sono state segnalate attività antinfiammatoria, anti-HIV, antibatterica, antimicotica, nematocida, antiparassitaria, antimutagenica, antidiabetica, antifibrinogenica, radioprotettiva, cicatrizzante, ipolipemizzante, antispasmodica, antiossidante, immunomodulante, anticarcinogeno e contro il morbo di Alzheimer.


Cosa dicono gli studi?

Non c’è alcuna prova scientifica che l’ayurveda sia efficace per il trattamento di una qualsiasi malattia [1]. Preoccupazione, invece, è stata espressa in relazione ai prodotti ayurvedici negli USA dove diversi studi hanno evidenziato come circa il 20% dei rimedi ayurvedici prodotti negli USA e in India siano contaminati da metalli pesanti (piombo, mercurio e arsenico) a livelli tossici per l’uomo [2,3]. Sebbene la natura multicomponente della curcumina sia ben documentata, l’assegnazione inequivocabile di strutture chimiche specifiche in un particolare preparato non è sempre chiara [4]. Inoltre, questi composti hanno mostrato positività nei test “in vitro” ma non in quelli “in vivo”. È degno di nota il fatto che nessuno di questi nove composti, o uno qualsiasi dei loro derivati, ad oggi sia diventato un farmaco. Questa “falsa attività” della curcumina in vitro è stata messa in evidenza da circa 120 studi clinici effettuati nei confronti di diverse patologie. Nessun trial clinico in doppio cieco, controllato con placebo, ha dato risultati positivi. Le cause di questi insuccessi vengono fatti risalire alla instabilità chimica delle sostanze, alla loro scarsa biodisponibilità e ad effetti tossici emersi durante i trials. Tutti fattori che contravvengono a quelli che sono i requisiti fondamentali per un prodotto farmaceutico. Una delle spiegazioni più plausibili sui differenti effetti biologici osservati nella curcumina, risiede nel differente grado di purezza degli estratti e nella mancata caratterizzazione dei componenti. L’elevata variabilità delle fonti di curcumina, l’impossibilità di caratterizzare i vari elementi dell’estratto e le impurezze costantemente presenti, costituiscono un importante fattore di variabilità che può portare a risultati imprevedibili e potenzialmente non riproducibili. Un altro fattore di interferenza sui risultati è la capacità della curcumina di modificare le membrane cellulari e, quindi, i recettori posti su di essa. Da ciò ne scaturirebbe una falsa risposta biologica.


L’assorbimento della curcumina

L’assorbimento di una sostanza candidata a farmaco è un fattore critico, che riveste una importanza fondamentale soprattutto per le formulazioni orali. Sono stati eseguiti diversi studi clinici utilizzando la curcumina a diversi dosaggi orali. Una dose fino a 12 g/die non ha mostrato effetti collaterali. È da rilevare, comunque, che l’assorbimento del composto è risultato trascurabile. Infatti quasi tutti gli studi clinici hanno evidenziato che la curcumina non è stata rilevata nel siero della maggioranza dei soggetti, compresi quelli trattati a 12 g/die.

Sono stati effettuati diversi tentativi per migliorarne l’assorbimento (dispersioni lipidiche e veicolazione attraverso nanoparticelle) ma con modesti risultati.

In questa ottica si inserisce l’utilizzo associato della piperina, ma che non ha prodotto risultati positivi.

assorbimento della curcumina
Assorbimento della curcumina nell’organismo (ng/ml x h)
(ng = nanogrammi)

I dati disponibili inducono a ritenere che l’elevata tollerabilità osservata nell’uomo e il basso tasso di eventi avversi sia semplicemente dovuto al suo scarso assorbimento e alla sua bassa biodisponibilità.


Studi fraudolenti sulla curcumina

Gli studi effettuati sulle presunte proprietà anticancro della curcumina, condotti da Bharat Aggarwal, un ex ricercatore del “MD Anderson Cancer Center”, sono stati ritenuti fraudolenti e successivamente ritirati dall’editore.


Conclusioni

La FDA (Food and Drug Administration), attualmente, non supporta le affermazioni sulla utilità terapeutica della curcumina. In particolare:

– non sono state osservate diminuzioni dei marcatori tumorali o del colesterolo sierico in nessuno dei pazienti trattati.

– le evidenze per valutare l’utilizzo di curcumina nei pazienti affetti da morbo di Alzheimer furono ritenute insufficienti.

La mancanza di qualsiasi efficacia osservata dei curcuminoidi orali negli studi clinici in cui è stata somministrata la curcumina ad alte dosi non permette di valutare tale sostanza come alternativa di efficacia terapeutica.


Bibliografia

1) Ayurvedic medicine, Cancer Research UK.

2)MS Valiathan. Ayurveda: putting the house in order (PDF), in Current Science, vol. 90, nº 1, Indian Academy of Sciences, 2006, pp. 5–6.

3) Saper RB, Phillips RS, Sehgal A, N Khouri, RB Davis, J Paquin, V Thuppil e SN Kales. Lead, mercury, and arsenic in US- and Indian-manufactured medicines sold via the internet, in JAMA, vol. 300, nº 8, 2008, pp. 915 923, DOI:10.1001/jama.300.8.915, PMC 2755247,PMID 18728265.

4) The Essential Medicinal Chemistry of Curcumin  J. Med. Chem., 2017, 60 (5), pp 1620 1637 DOI: 10.1021/acs.jmedchem.6b00975

[Voti: 3    Media Voto: 3/5]
Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE