Butt wink: serve correggerlo?

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Il buttwink è la rotazione del bacino negli ultimi gradi dello squat profondo. In italiano questo concetto si traduce con “perdita della lordosi lombare“.

Senza entrare troppo nello specifico sull’anatomia e biomeccanica delle varie articolazioni coinvolte nello squat, si darà una breve definizione dell’articolazione sulla quale ci si dovrà veramente focalizzare.

L’anca è la regione anatomica che unisce il tronco, nello specifico la sua regione pelvica alla coscia e quindi all’arto inferiore. Per estensione, con “anca” si può intendere l’articolazione dell’anca, nota anche come articolazione coxofemorale, ovvero l’enartrosi tra il cotile dell’osso iliaco e la testa del femore. L’acetabolo per meglio adattarsi alla struttura dell’epifisi ulnare viene ampliato da un labbro acetabolare.

L’inserimento è inoltre rafforzato da una depressione molto forte che viene a crearsi nella parte profonda della struttura articolare, tale depressione . anche favorita dalla presenza di un cuscinetto adiposo.

La testa del femore risulterà immersa per i 2/3 della sua struttura nella cavità acetabolare. Quando raggiungiamo la massima accosciata ci troviamo in una situazione di tripla flessione, abbiamo tre angoli completamente chiusi, flessi:

Questi angoli naturalmente varieranno di persona in persona in base alla struttura e la mobilità.

Ora la domanda che ci si pone è la seguente: “E’ dannosa la retroversione del bacino nello squat profondo per la salute dell’atleta?”

La rotazione del bacino negli ultimi gradi dello squat profondo è chiamata in inglese ”butt wink”. In italiano questo concetto si traduce con “perdita della lordosi lombare durante lo squat profondo”.

Essa è una conseguenze fisiologica della massima accosciata: si tratta di passare da uno squat al parallelo ad uno squat profondo.

La seconda ipotesi è quella anatomica ed è probabilmente quella più influente poichè tali differenze tra i due bacini rappresentano un assodato che la scienza ha stabilito da tanto tempo. Basti pensare che il sesso dello scheletro Lucy fu stabilito anche in base appunto ai parametri antropologici che il bacino presentava.

Sulla destra, un chiaro esempio di butt wink nello squat profondo

La componente genetica può influire sullo squat?

La componente anatomica trova sostegno anche negli studi del prof. McGill per il quale una certa costituzione di anca sarà adattata al movimento di squat profondo senza determinare l’orbita profonda mentre altre sono geneticamente impossibilitate a non indurre la perdita della lombare. Gli elementi dell’anca che influenzano la cinematica durante lo squat profondo sono:

  • il grado di profondità della cavità acetabolare;
  • la posizione dell’acetabolo;
  • l’inclinazione del collo del femore.

Il grado di profondità della cavità acetabolare

Esistono delle conformazioni anatomiche d’anca che durante la massima flessione inducono, tramite la spinta del femore sul tetto acetabolare, una rotazione (tilt) posteriore del bacino e quindi l’orbita profonda. Questa differenza consiste nella diversa conformazione dell’anca che avrà una maggiore profondità acetabolare (non adatta allo squat profondo) rispetto a quella con una minore profondità (adatta allo squat profondo).

Biomeccanicamente dalla posizione dell’acetabolo si deduce che:

  • un acetabolo antiverso sar. quello che permetterà uno squat profondo ritardando il contatto con il femore: ossia permettere una maggior flessione d’anca ed una minor estensione;
  • un acetabolo retroverso al contrario sarà meno performante nello squat profondo durante il quale produrrà un’orbita profonda maggiore del precedente e produrrà un’estensione maggiore del precedente.

L’inclinazione del collo del femore

La diversa inclinazione del collo del femore ne determina un contatto diverso all’interno del cotile e quindi una mobilità specifica. In questo contesto l’orizzontalità del collo del femore (coxa vara) permette un’aderenza più anteriore della testa del femore con il centro dell’acetabolo, inducendo un ritardo nel contatto con il suo labbro superiore.

Può essere considerato un fattore patologico?

Assolutamente no. E’ la risposta di adattamento di quelle anche che hanno una maggior profondità della cavità acetabolare. Il problema insorge quando o sono movimenti ripetuti nel tempo, oppure il carico sulla colonna è considerevole. Una ricerca del Professor McGill e i suoi collaboratori ha confermato la non usare per quanto riguarda le componenti passive del movimento, quali dischi intervertebrali, menischi e tendini.


Cosa si può fare per chi ha un’anca “non adatta” ad uno squat profondo?

La tecnica da usare durante la pratica non solo dello squat, ma di tutta la pesistica, è da costruire sulle componenti anatomiche di ciascuno. Ragione per cui chiunque può praticare questo sport. Inoltre il corpo è in grado di adattarsi alle sollecitazioni esterne. Ciò che crea l’infortunio è un aumento del carico al quale il corpo non ha avuto modo di adattarsi. Le lesioni muscolari sono un ottimo esempio patologico di non adattamento alla richiesta motoria.

Per cui quando l’intensità è maggiore della capacità di reazione si crea l’infortunio. Si può modificare ogni aspetto del nostro sistema corpo, compresa l’orbita profonda, lavorando sulla qualità coordinativa e sulla mobilizzazione delle articolazioni che permettono il movimento. Nel prossimo articolo proporrò delle strategie che hanno questo scopo.

  • L’attivazione del muscolo dell’anca è alterata durante lo squat nella sindrome FAI.
  • L’attivazione di rotatori esterni è simile in discesa e in salita nella sindrome FAI.
  • La strategia neuromuscolare appare protettiva quando l’anca si avvicina all’impingement;
  • Non è chiaro se queste strategie siano controproducenti e giustifichino la riabilitazione.

La riqualificazione muscolare profonda dell’anca è un obiettivo comune della gestione non operativa della sindrome da impingement femoro-acetabolare (FAI). Si ritiene che questi muscoli abbiano un ruolo importante nella stabilizzazione dell’articolazione dell’anca. A Bristol, ricercatori come il Dott. Diamond e van den Hoorn, hanno esaminato 15 soggetti con sindrome FAI e 14 soggetti sani comparabili per et. e sesso. I modelli di attivazione dei singoli muscoli sono stati confrontati tra i gruppi usando un modello lineare di effetti misti basato su wavelet.

I risultati confermano che non ci sono state differenze tra i gruppi per la profondità o la velocità di squat durante la discesa o risalita per entrambe le attività. Tuttavia gli individui con sindrome FAI sembrano implementare una strategia protettiva mentre l’anca scende verso la posizione di conflitto.

Altri dottori americani hanno studiato il caso, in particolar modo il dott. Aaron Horshig, John Rusin e Ryan DeBell. È importante avere in mente l’anatomia e la biomeccanica del nostro corpo in particolare il modo in cui il femore si “monta” sul bacino, ma si può solo immaginare quante combinazioni, di quante articolazioni presenti nel nostro corpo possono esserci e quindi quante differenze anatomiche possiamo avere anche da un nostro parente stretto.

Il butt wink, la perdita della lordosi già citato più volte, non è altro che la retroversione del bacino, una flessione lombare che avviene una volta raggiunto un certo grado di profondità durante la nostra accosciata. Grado di profondità che naturalmente, cambia enormemente da persona in persona, ma attenzione, questo non deve essere una scusa per dire che non siamo in grado di raggiungere il parallelo perchè la nostra struttura anatomica non lo permette.

  • Fase eccentrica, lombare in estensione arrivo in buca, lombare che flette;
  • Fase concentrica, lombare che torna in estensione.

Non fa male, in alcuni casi potrebbe creare impingement nella porzione anteriore dell’anca. Però è un movimento ben visibile, è un movimento su cui non riusciamo ad avere il controllo; un movimento su cui non possiamo avere il controllo è un movimento che, a lungo andare, non può che crearci problemi.

Detto questo, capiamo perchè succede e vediamo come possiamo porvi rimedio, senza fare riferimento a strani esercizi di rilascio miofasciale, senza fare stretching particolari, solo ed esclusivamente facendo riferimento all’anatomia del nostro corpo.


Soluzioni per correggere il butt wink

Partire con una posizione più neutra del bacino è un ottimo modo per risolvere immediatamente il problema.

Per imparare a padroneggiare l’esecuzione corretta si può lavorare con esercizi in isometria:

  1. Talloni a larghezza spalle, punte dei piedi leggermente verso l’esterno, mani avanti, bacino forzatamente neutro;
  2. Aria in pancia, compatto, scendo focalizzandomi sul mantenimento del bacino neutro e sul mantenimento della pressione al centro del piede. Ci accorgeremo che per fare ciò, sarà necessario mandare avanti il busto di un certo grado di flessione e che mantenendo il petto alto, molto probabilmente finiremo per sbilanciarci sul tallone;
  3. Scendo fino ad un quarto di movimento e mi fermo assicurandomi che la posizione del bacino sia neutra, cosi come quella del petto. Rimango 1-2″ e continuo la discesa;
  4. Arrivo in buca e faccio lo stesso procedimento, mi fermo, mi assicuro che sia tutto in ordine rimango in buca 1-2″ e inizio la fase concentrica;
  5. Salgo fino al quarto di movimento raggiunto nel primo stop e mi fermo di nuovo, controllando di nuovo che sia tutto in ordine, per poi finire il movimento.

Una volta fatto questo movimento a corpo libero si può anche pensare di farlo con il bilanciere sulle spalle per le prime serie di riscaldamento, salendo anche con il carico.

Tutti questi fermi ci insegneranno a muovere il nostro corpo nello spazio ed avere una migliore propriocezione del movimento.

Nel momento in cui si è in posizione per eseguire uno squat si avrà un estensione fisiologica della regione lombare; iniziando la fase eccentrica questa curva si potrebbe conservare fino a determinati gradi di accosciate (all’incirca fino a i femori saranno in parallelo con il piano d’appoggio), in seguito ci si potrebbe imbattere in una flessione accentuata della stessa.


Bibliografia

Diamond LE, Van den hoorn W, Bennell KL, et al. Deep hip muscle activation during squatting in femoroacetabular impingement syndrome. Clin Biomech (Bristol, Avon). 2019;69:141-147.

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