Attività motoria in acqua nella popolazione geriatrica

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Le Water Based Activities (WBA) sono attività motorie in acqua “non natatorie” che vengono svolte in una condizione di immersione parziale (HOWI: head out water immersion).

Negli ultimi anni, tali forme di attività stanno suscitando sempre più interesse e curiosità, tanto che esperti del settore e di allenamento stanno creando allenamenti ad hoc in questo particolare ambiente. Ciò è dovuto principalmente alle numerose caratteristiche benefiche dell’acqua che, in alcuni casi, possono creare maggiori riscontri positivi rispetto alle classiche attività “a secco”.

Negli ultimi anni, per esempio, l’allenamento in acqua sta riscuotendo particolare successo in soggetti senior ed anziani.


Attività motoria in acqua per la prevenzione del rischio di caduta

L’obiettivo principale di un allenamento in acqua in soggetti senior ed anziani è volto alla prevenzione del rischio di caduta attraverso un  miglioramento dell’equilibrio statico e dinamico.

A tal proposito uno studio di Saverstani et al. (2012) ha analizzato e comparato gli effetti di dieci settimane di Balance Training in acqua e di Functional Training sull’equilibrio dinamico in maschi anziani inattivi. Quaranta soggetti hanno partecipato volontariamente a questo esperimento divisi casualmente in tre gruppi: ABT (Balance Training in acqua, N=13), FT (Functional Training, N=14) e Controllo (N=13).

L’addestramento è stato effettuato per dieci settimane, tre sedute a settimana ed un’ora per ogni sessione. Il Test Y – Balance è stato utilizzato per valutare equilibrio dinamico prima e dopo l’allenamento. Gli esercizi somministrati al gruppo ABT erano stati svolti tutti con acqua all’altezza dello sterno. Ogni sessione era divisa in tre fasi: adattamento all’ambiente acqua, esercizi di stretching ed esercizi di equilibrio statico e dinamico. Nel gruppo FT, invece, erano eseguite esercitazioni funzionali per il miglioramento della salute e della forma fisica come resistenza, forza, flessibilità, ecc.

I risultati hanno evidenziato delle significative differenze tra i dati pre- e post- allenamento nel gruppo ABT e FT. Ciò dimostra che lo sviluppo di programmi di fitness per anziani inattivi è efficace per migliorare l’equilibrio e di conseguenza la loro qualità di vita. Inoltre, nonostante entrambi i gruppi abbiano evidenziato dei netti progressi, c’è un ulteriore ragione per privilegiare l’allenamento di Balance in acqua in popolazioni anziane. Infatti i soggetti del gruppo ABT avvertivano un beneficio, una soddisfazione ed una maggiore sicurezza durante l’esecuzione dei movimenti, rendendo questo tipo di training più adatto alla popolazione geriatrica.

In concomitanza con i numerosi articoli pubblicati allo scopo di appurare i benefici ricavabili da un programma di allenamento acquatico sulla prevenzione di cadute nella persona anziana, altre ricerche hanno, invece, voluto indagare i possibili effetti e benefici dell’acqua in persone anziane con malattie reumatiche Uno studio volto a ricercare i possibili effetti di una terapia acquatica sulla flessibilità articolare e capacità funzionale in questa categoria di soggetti è stata condotta da Templeton et al. (1996). Alla ricerca hanno partecipato tredici volontari (dodici femmine ed un maschio) con diverse malattie reumatiche tra cui osteoartrite, fibromialgia, artrite degenerativa, ecc. L’età media dei partecipanti era 62.5 anni.

I soggetti, prima dell’inizio della terapia, hanno completato un Functional Status Index Test che aveva lo scopo di registrare informazioni utili quali il grado di assistenza, il grado di dolore e le difficoltà manifestate nell’esecuzione di 18 attività della vita quotidiana (ADL). Dopo aver completato il questionario, ad ogni individuo fu registrato il grado di mobilità articolare di ben dodici articolazioni. Dopo questi test preliminari, i pazienti aderivano ad un programma di esercizio in acqua per due volte alla settimana per otto settimane con ogni lezione che durava circa quarantacinque minuti.

Al termine delle otto settimane, i risultati mostravano che c’era una significativa differenza nell’Active Range of Motion (ROM) tra pretherapy (100.26°) e posttherapy (102.09). C’era nello specifico tra pre- e post- training un aumento del ROM per la dorsiflessione della caviglia, abduzione del bacino, flessione della spalla ed estensione del gomito. Per quanto riguardava i risultati sullo stato funzionale dei soggetti, c’era una significativa differenza tra il gruppo pre- e post- per quanto concerne lo status funzionale, grado di dolore e difficoltà nell’esecuzione delle ADL.

I dati ottenuti da questo studio indicavano che la diminuzione di dolore e di difficoltà nell’esecuzione delle ADL contribuivano significativamente all’incremento generale delle abilità funzionali dei soggetti. Il ridotto grado di dolore e il ridotto grado di difficoltà manifestata dai soggetti probabilmente contribuiva ad un incremento del ROM attivo. Tutti questi dati confermano quindi l’ipotesi che un protocollo di esercizio fisico in acqua può migliorare la flessibilità articolare e le qualità funzionali di soggetti anziani affetti da malattie reumatiche.

idrokinesiterapia

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Conclusioni

Concludendo quindi le attività motorie in acqua sembrano essere utili nel soggetto senior principalmente per migliorare l’equilibrio e  per prevenire malattie degenerative quali quelle reumatiche. Infatti, in acqua il peso del corpo diminuisce drasticamente, riducendosi del 90% quando l’acqua raggiunge il livello del collo. In questo modo, c’è un minor scarico articolare che risulta benefico in quei soggetti che hanno numerose limitazioni del movimento a secco, e che invece in acqua grazie alle condizioni facilitanti di questo ambiente, riescono a muoversi più liberamente. Infine un ulteriore effetto benefico da non trascurare è il miglior approccio psicologico della persona anziana nei confronti di questi tipi di attività come dimostrato da queste e da molte altre evidenze scientifiche. In acqua non c’è rischio di caduta, e quindi il rischio di procurarsi eventuali fratture debilitanti, che sono, come sappiamo, nella popolazione anziana tra le maggiori cause di ospedalizzazione e di morte.