Attività fisica e morbo di Parkinson

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Il morbo di Parkinson è una malattia cronica degenerativa e progressiva che colpisce il Sistema Nervoso Centrale. In particolare è dovuta all’inibizione della produzione di dopamina, neurotrasmettitore con attività inibitoria essenziale per il controllo dei movimenti.

Ciò comporta uno squilibrio tra i meccanismi che promuovono il movimento e quelli che lo inibiscono, con sintomi quali tremore a riposo, rigidità, acinesia (movimenti assenti o ridotti) e discinesia (movimenti scorretti), disturbi della parola e della scrittura, insonnia, spossatezza e depressione.

Vengono colpiti tutti i distretti muscolari, ma prevalentemente i muscoli flessori e adduttori che determinano una postura caratteristica (detta atteggiamento camptocormico): testa e tronco in lieve flessione, spalle anteposte, avambracci semiflessi e intraruotati, arti inferiori addotti con cosce in semiflessione e gambe lievemente flesse.

Questo determina una deambulazione difficoltosa, a piccoli passi rasenti il suolo, e favorisce il presentarsi di un fenomeno detto “freezing”, caratterizzato da episodi durante i quali il soggetto si sente paralizzato e protende il busto in avanti, perché percepisce i piedi come congelati al pavimento.

Il freezing e l’ipotensione ortostatica sono elementi favorevoli alla comparsa delle cadute, favorite anche dalla sarcopenia e dall’osteoporosi (ricordiamo che la maggioranza di questi soggetti sono pazienti geriatrici). Le cadute non sono fenomeni da sottovalutare perchè possono avere esiti molto sfavorevoli quali fratture del femore, della colonna o altri tipi di traumi, e conseguente ospedalizzazione e immobilizzazione.

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Attività fisica nel Morbo di Parkinson

L’attività fisica da sola non può impedire né rallentare il decorso della malattia, ma si può affiancare alla terapia farmacologica nel contrastare alcuni sintomi e nel prevenire eventuali danni secondari (ad esempio gli infortuni e i traumi derivanti dalle cadute).

Per fare ciò e per tutelare la qualità di vita dei soggetti affetti da Parkinson è necessario:

  • rieducare i soggetti alla corretta deambulazione tramite una rielaborazione sistematica degli schemi motori di base. È possibile rieducare la camminata ponendo l’accento sul corretto appoggio del piede e sul movimento oscillatorio del braccio opposto alla gamba, ma anche allenare i soggetti a compiere diverse andature e cambi di direzione;
  • aumentare la forza, la resistenza e la coordinazione tramite esercizi isometrici e/o a corpo libero;
  • lavorare sull’equilibrio statico e dinamico, l’organizzazione spaziotemporale e la rimtizzazione dei movimenti;
  • combattere le rigidità dei muscoli flessori e delle articolazioni coinvolte, con esercizi di stretching e di mobilizzazione attiva e passiva.

Anche gli esercizi respiratori sono di fondamentale importanza: possono essere eseguiti durante le posizioni di stretching (proprio perché la gabbia toracica viene compressa dall’atteggiamento captocormico) e migliorano la perfusione di ossigeno, creando uno stato di benessere. A tal proposito, è importante sottolineare che le persone affette dal morbo di Parkinson possono presentare una mimica facciale scarsa e un’espressione del volto costantemente triste o accigliata, ma ciò non significa che non stiano gradendo l’attività svolta o che siano contrariate. Da un punto di vista psicologico, i soggetti traggono giovamento nel riunirsi a persone che hanno le loro stesse problematiche perché si sentono compresi, accettati e meno soli nell’affrontare la malattia e i problemi quotidiani che essa comporta.
Da un punto di vista di performance, invece, sono stati ottenuti risultati migliori in sedute di attività fisica individuali.

Dal momento in cui l’attività fisica si pone come ausilio alla terapia farmacologica è necessario per gli operatori tenersi in contatto diretto o indiretto con il neurologo curante, comunicare gli eventuali miglioramenti o peggioramenti del quadro clinico e, se necessario, chiedere supporto.


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Dott.ssa Maria Clara Ricci, laureata in Scienze Motorie presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa con specializzazione in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie preventive e adattate. Master in Scienze e Tecnologie di alta specializzazione in riabilitazione. Esperta diplomata nel metodo Pilates, in continuo aggiornamento sulle terapie rieducative neuro-ortopediche posturali e sulle tecniche Pilates applicato alla riabilitazione. Insegnante AFA (Parkison, esiti di Ictus, mastectomie, lombo-sciatalgie, cervico-brachialgie, artrosi) e operatrice KinesioTaping metodo Bellia. Background di varie esperienze sportive, conoscenza profonda del corpo e del movimento, completata con studi anatomici e biomeccanici e continui aggiornamenti professionali.