Alcol: etanolo ed alimentazione

Normalmente quando parliamo di alcol alludiamo all’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche. L’etanolo fa parte della categoria degli “alcoli” che comprende anche altri composti tra cui metanolo, propanolo… Tutti questi composti sono caratterizzati dalla presenza di un gruppo idrossile –OH che li rende solubili in acqua, tant’è vero che alcol e acqua si mischiano.


L’etanolo in alimentazione

L’alcol viene incluso nei macronutrienti ma rappresenta una categoria a sé stante, ben distino da carboidrati, grassi e proteine.  1 grammo di alcol apporta 7,1 kcal! Non sono poche se pensiamo che carboidrati e proteine ne forniscono 4 ed i grassi 9!

Per sapere quanti grammi di alcol sono contenuti in 100ml di una bevanda si deve moltiplicare la gradazione alcolica per 0,79 (densità etanolo). Quindi se state bevendo 100 ml di un vino con gradazione alcolica di 13% (cioè 13 ml ogni 100 ml) per ottenere i grammi di etanolo basta moltiplicare per 0.79 ovvero poco più di 10g che contengono circa 70kcal.

A queste calorie dobbiamo sommare anche quelle provenienti dai carboidrati: infatti raramente le bevande alcoliche contengono solo calorie derivanti dall’etanolo, nella birra sono presenti anche zuccheri, ed ovviamente lo stesso vale per i cocktails in cui si mischiano superalcolici e soft drinks.

Inoltre l’alcol, a differenza degli altri macronutrienti, ha uno scarso potere saziante. Ma d’altronde nessuno si sognerebbe di bere qualcosa piuttosto che mangiare avvertendo il senso di fame. Un’altra differenza  è quella di essere l’unico tossico tra i macronutrienti, quindi se ingerito ha la priorità rispetto agli altri, il nostro corpo si occuperà prima di metabolizzare l’etanolo che il resto.

Da un punto di vista nutrizionale l’etanolo è considerato un alimento “vuoto” in quanto il corpo non ne può ottenere nessun metabolita (ad esempio glucosio) e non può essere nemmeno utilizzato a fini energetici come tale. Il suo unico destino metabolico è la conversione in acetil-CoA che può essere ossidato nel ciclo di Krebs, convertito in corpi chetonici  o in acidi grassi immagazzinati nel fegato e nel tessuto adiposo.

alcol
Cocktail a base di alcol

Quantità di alcol

La dose massima giornaliera suggerita è di 2 unità alcoliche (24g) per gli uomini e 1 per il sesso femminile (12g), vedremo il motivo di questa differenza. L’unità alcolica è presa come misura di riferimento, corrisponde a 12g di etanolo ed è la quantità contenuta in:

– un bicchiere di vino (da 125 ml)

– 330 ml di birra

– un bicchierino di un superalcolico o distillati (40 ml)

Superare questi quantitativi corrisponde ad un maggior rischio di effetti avversi che possono manifestarsi sia in acuto che in cronico.


Effetti dell’alcol

NB: a seguito parlerò dei principali effetti,  non è possibile trattarne in maniera completa ed esaustiva in così poche riga.

L’alcol agisce su più organi, in particolare:

  1. sul sistema nervoso centrale determina:
  • a bassi dosaggi euforia e disinibizione (siamo tutti più simpatici ed affettuosi dopo un bicchiere di vino!)
  • a dosaggi più alti ha effetti opposti: rallentamento dei riflessi, sedazione fino al coma etilico.

Inoltre è in grado di alterare la percezione sensitiva motivo per cui si avverte meno dolore, meno freddo. Il discorso della ridotta sensazione di freddo è anche legato alla vasodilatazione cutanea che in un primo momento causa una sensazione di calore che si esaurisce presto per dispersione del calore stesso.

In casi di consumo cronico si può avere una modifica del tessuto nervoso (documentabile con TC e RMN) ed il manifestarsi di alcune forme di encefalopatia.

Inoltre può determinare una tossicodipendenza con insorgenza o peggioramento di disturbi di natura psichica (depressione, disturbi ossessivi e paranoici…) e la comparsa di sintomi da astinenza in caso di sospensione. Questi effetti a livello nervoso sono dovuti alla sua influenza su diversi tipi di neurotrasmettitori tra cui dopamina, GABA, serotonina…

  1. Cuore ed apparato cardiovascolare: Cardiopatia alcolica ed insorgenza di aritmie
  2. prime vie digestive: rischio di ulcere e cancro
  3. Fegato: steatosi (cosiddetto fegato grasso) che può evolvere in steatoepatite e cirrosi, al pari dei processi di epatite sostenuti dai virus epatici.
  4. Stimola il rilascio di insulina quindi tende all’ipoglicemia e alla sintesi di acidi grassi (lipogenesi)
  5. Causa disidratazione per inibizione dell’ormone antidiuretico (ADH) ed aumento della diuresi. Esperienza comune quella di avvertire la necessità di urinare dopo aver bevuto della birra. Così come il mal di testa del giorno dopo è legato alla disidratazione! Un modo efficace per contrastarlo è una corretta idratazione.

 


Benefici dell’alcol

L’alcol sembra avere dei benefici da un punto di vista cardiovascolare. Questo vale soprattutto per il vino rosso grazie al contenuto di polifenoli, in particolare il resveratrolo. Il consumo di moderate quantità sembrano associarsi ad un minor rischio cardiovascolare con riduzione dei processi di infiammazione sistemica e modesto aumento dell’HDL.

vino rosso
Il vino rosso contiene una gran quantità di polifenoli

Il vino bianco possiede una quota notevolmente inferiore di polifenoli quindi non ha gli stessi effetti.


Metabolismo etanolo

L’etanolo è prodotto a partire dal glucosio attraverso un processo di fermentazione ad opera di lieviti ed altri microrganismi. L’uomo non possiede l’assetto enzimatico necessario alla formazione di alcol, in particolare manca dell’enzima piruvato carbossilasi, questo fa sì che nell’uomo la fermentazione alcolica non possa avvenire. Nell’uomo il piruvato (prodotto dalla glicolisi) può essere fermentato solo ad acido lattico attraverso la fermentazione lattica (quello che avviene durante esercizi fisici intensi in anaerobiosi). Una piccola parte di etanolo nell’uomo può formarsi ad opera dell’azione della flora batterica intestinale che può fermentare il glucosio assunto con l’alimentazione ma è una quantità irrisoria.

 

Una volta ingerito, l’assorbimento avviene per diffusione semplice a livello di stomaco ed intestino, è ritardato dalla presenza di cibo nello stomaco (motivo per cui bere a stomaco vuoto dà più rapidamente uno stato di euforia).

Prima di essere convertito in acetil-CoA (come abbiamo accennato prima), l’etanolo viene ossidato ad acetaldeide ad opera di 3 vie metaboliche:

– l’alcol deidrogenasi  o ADH (la via più attiva, nel fegato ed in piccola parte nello stomaco)

– il sistema microsomiale inducibile o MEOS (attivo solo nel fegato)

– catalasi (quantitativamente meno attiva rispetto alle atre 2 vie).

L’enzima ADH presenta una grande variabilità genetica, questo è il motivo per cui tendenzialmente le donne tollerano meno l’alcol rispetto agli uomini o gli orientali rispetto agli occidentali.

Il MEOS è un sistema inducibile ciò significa che normalmente è poco attivo ma che lo si può stimolare dall’assunzione frequente di alcol. Questo sistema è particolarmente attivo negli alcolisti, infatti.

Il MEOS oltre all’alcol interviene anche nel metabolismo di diversi farmaci. Quindi se si assumono alcol e farmaci contemporaneamente questo sistema sarà impegnato nel metabolismo dell’alcol e si corre il rischio che il farmaco venga metabolizzato più lentamente con aumento delle sue concentrazioni e la possibilità di insorgenza di effetti collaterali tossici. Questo è il motivo per cui si sconsiglia di assumere farmaci ed alcol insieme.


Conclusione

Ho voluto dedicare un articolo all’alcol perché è un macronutriente che si consuma spesso quindi mi sembrava interessante conoscerne le principali caratteristiche. Mi sento spesso chiedere cosa sia meglio bere e cosa evitare, secondo il mio punto di vista è meglio preferire il vino rosso o la birra (quest’ultima è ricca di sali minerali) rispetto ai superalcolici!

Martina Accardi

24 anni, laureanda in Medicina e Chirurgia presso l'”Università La sapienza” di Roma

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